di Guy Verhofstadt
Leader, Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa
Il mio non sarà un vero e proprio intervento ma, piuttosto, un’introduzione. Prima di tutto, sono molto onorato di essere qui, anche se devo ammettere che l’argomento di questo incontro non è il mio forte. In tutta onestà, da studente non passavo molto tempo sui libri. Preferivo la politica. Dibattiti e conferenze politiche: sì. Dibattiti e conferenze accademiche: un po’ meno. Con me, dunque, la scienza non ha perso molto, questo è certo.
Siete riuniti in quest’occasione per discutere di libertà di ricerca – un tema importante. Di scienza, forse, non so molto, ma da politico so che le libertà non sono compartimenti stagni. Tra le diverse forme di libertà vige un legame intenso. Non si può dire: “Diamo alla gente la libertà di associazione, d’istruzione o di culto, ma non quella d’espressione o la libertà di avviare un’attività economica”. Non funzionerebbe nel mondo contemporaneo: finirebbe per condurre a frizioni e frustrazioni all’interno della società.
Sappiamo che alcuni Paesi – o meglio, alcuni regimi – ritengono possibile separare la libertà economica da quella politica, concedere la libertà di mercato senza libertà politica. Credo fermamente che alla fine questi regimi falliranno. Circa un anno fa è uscito un bellissimo libro di Acemoglu e Robinson sul concetto di libertà; un libro che penso si rivelerà di una certa importanza nei prossimi decenni. S’intitola Why Nations Fail (“Perché le nazioni falliscono”). È una lettura importante per i politici, perché il punto di fondo è: “L’economia non c’entra, sciocchi. C’entra la politica”. In esso si spiega perché disporre di istituzioni politiche efficaci è un requisito cruciale per il successo e la prosperità. Acemoglu e Robinson spiegano che i sistemi in cui la libertà politica è separata da quella economica non sono sostenibili nel lungo periodo.
Nel sistema cinese, ad esempio, si cominciano a vedere le prime crepe. La classe media in ascesa chiede, a ragione, diritti politici. Vorrebbe che la sua voce fosse presa in considerazione quando occorre prendere decisioni critiche per le vite dei cittadini – sulla sicurezza alimentare, sull’istruzione, sugli standard sociali minimi e sulle norme che regolano le attività economiche dei privati. Oggi, infatti, uno straniero ha la possibilità di avviare un’impresa in Cina, ma a un cinese questa possibilità è perlopiù preclusa. Il controllo politico è enorme, il che è logico, perché un sistema politico chiuso vuole cittadini che siano dipendenti docili e non imprenditori emancipati. In Russia si assiste a un’evoluzione in senso opposto. Nel 1991, con la caduta dell’Unione Sovietica, si è dato inizio alla liberalizzazione politica ed economica. Oggi, a vent’anni di distanza, Putin sta mettendo un freno alla libertà politica. Di conseguenza gli investimenti stranieri e domestici stanno diminuendo. Si registra anche un’estrema carenza in termini di innovazione e creatività. L’economia russa cresce soltanto grazie alla ricchezza di risorse naturali: petrolio e gas. Una volta che queste risorse saranno esaurite, l’economia russa se la vedrà molto brutta. Sappiamo che i governi che si trovano in una situazione simile (laddove vi sono poche libertà autentiche) cercano di perseguire l’innovazione in modi artificiosi. Ne è un esempio la Silicon Valley russa avviata nel 2009 vicino Mosca. Da quando è in attività, sono stati creati diversi gruppi di lavoro su temi come l’energia, la ricerca aerospaziale, le scienze biomediche, eccetera. Sono stati siglati molti memorandum d’intesa, eppure finora non sono emerse tante innovazioni grandiose: si tratta di un’iniziativa molto sterile, calata dall’alto. Da liberale, non credo nelle iniziative calate dall’alto; credo in ciò che nasce dal basso. La Silicon Valley statunitense – quella originale – non nacque grazie a finanziamenti governativi o con la firma di trattati pomposi. Ebbe inizio grazie a un gruppo di persone appassionate che volevano creare qualcosa. Questo è ciò che io chiamo autentica libertà economica, autentica libertà scientifica e di innovazione; il tipo di libertà necessario a costruire un’economia creativa, un tipo di libertà che affonda le radici nella libertà politica.
Per me, quindi, la libertà scientifica è un’importante pietra angolare della libertà in genere. È una forma di libertà più importante che mai. Per chiarirvi il perché citerò una sola cifra, una cifra da cui si evince che la scienza coinvolge sempre più persone: negli anni Cinquanta, quando prese forma la ricerca accademica moderna, il mondo contava non più di poche centinaia di migliaia di scienziati; oggi ci sono tra i sei e i sette milioni di persone attive in questo settore ossia sei volte di più, tenendo conto dell’incremento demografico globale.
La scienza plasma il nostro essere e il nostro vivere. Abbiamo attraversato la prima rivoluzione industriale nel XIX secolo e la seconda agli inizi del XX. Oggi stiamo attraversando una nuova fase della rivoluzione digitale; una rivoluzione che ha cambiato drasticamente il nostro modo di vivere.
Uno degli ambiti scientifici in cui la libertà è particolarmente importante è la salute. So che affronterete diffusamente il tema tra oggi e domani.
Vorrei concludere dicendo che in questo settore cruciale la libertà manca troppo spesso. Pensiamo alle restrizioni imposte sulla ricerca sulle cellule staminali (quando non alla messa al bando totale) o anche ai limiti in materia di salute riproduttiva o di eutanasia – dal concepimento alla terza età, potremmo dire. In tutti questi ambiti una scienza libera può migliorare le nostre vite.
Certo, come qualunque altro tipo di libertà, anche la libertà scientifica non deve essere assoluta. Permettetemi però di dire che non è questo il rischio che corriamo attualmente. Il pericolo che corriamo risiede nei pregiudizi di ogni tipo e nelle convinzioni religiose che possono intervenire in materia di scienza, e in modi inaccettabili. Il fatto che ciascuno ha diritto a credere in quello che ritiene non significa che abbia anche il diritto di negare ad altri le cure che potrebbero salvar loro la vita o i farmaci che potrebbero alleviare il peso di una malattia.
Inoltre, più la scienza è libera, più essa è esposta al vaglio dell’opinione pubblica. La buona scienza fiorisce laddove c’è trasparenza. È importante che noi, come società, possiamo vedere quanto accade negli studi o nei laboratori universitari. Se si pongono limiti alla scienza, il più delle volte la si allontana dall’opinione pubblica; la si porta in un luogo oscuro e remoto, sottraendola al controllo dei cittadini.
La libertà scientifica è strettamente legata alla libertà morale, altro mattone fondamentale di una società equa. La libertà della scienza fa sì che gli individui possano prendere in mano le proprie vite. Da Primo Ministro del Belgio sono stato un convinto fautore della libertà morale e scientifica. Sono fiero che sotto il mio mandato sia stata legalizzata l’eutanasia e le coppie gay si siano viste riconosciuto il diritto di sposarsi, adottare o ricorrere ad altre opzioni riproduttive. È mia convinzione, infatti, che la scienza libera possa ridurre le sofferenze e accrescere la gioia nella vita di ciascuno.
Vorrei quindi concludere congratulandomi con tutti voi per questa magnifica iniziativa e per avere organizzato questo incontro preparatorio a livello europeo del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca scientifica. È il terzo Congresso che organizzate e ve ne auguro moltissimi altri.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.