Misure europee per la ricerca, l’innovazione e la scienza

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David Harmon

di David Harmon, all’incontro preparatorio al Terzo Incontro del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica 

 

Gabinetto del Commissario europeo per la Ricerca, l’Innovazione e la Scienza


Faccio parte del gabinetto della Commissione europea per la ricerca, l’innovazione e la scienza. Vorrei ringraziare il gruppo liberale e il Parlamento per aver organizzato questo evento. Traccerò un quadro per illustrare alcune delle politiche che stiamo perseguendo nell’ambito della ricerca, l’innovazione e la scienza, quindi toccherò il tema dell’Open Access, così che possiate vedere come le politiche su questo argomento si inseriscono nel quadro generale delineato dalla Commissione europea con il sostegno del Parlamento e del Consiglio dei Ministri in cui sono rappresentati i ventotto governi dell’UE.

 

Quando il presidente Barroso nominò il Commissario per la Ricerca, l’Innovazione e la Scienza, la prima azione da intraprendere riguardava la cosiddetta strategia Europa 2020, che si suddivideva in una serie di iniziative. Una di esse, lanciata dalla Commissione a ottobre 2010, aveva a che fare con l’innovazione. Il quadro di riferimento era quello dell’Unione Europea dei grandi scienziati e dei grandi ricercatori. Non a caso il 31% dei brevetti di tutto il mondo è di origine europea, mentre il 31,7% viene dagli Stati Uniti, dove si tende a commercializzare meglio la scienza di base e ad applicare e sviluppare nuovi beni e servizi che vengono incontro ai bisogni della società. Nel tentativo di costruire un miglior sistema d’innovazione nell’Unione Europea, sono state messe in campo diverse misure, volte ad esempio a ridurre i costi di brevetto per le piccole e medie imprese.

Un’altra misura è tesa a garantire un processo d’assegnazione degli appalti pubblici che favorisca le PMI innovative. Ci sono poi politiche sugli standard.

Sull’altro piatto della bilancia, invece, troviamo uno strumento per la ricerca nel programma Horizon 2020. È bene toccare questo argomento perché gli europarlamentari lo affronteranno a Strasburgo mercoledì prossimo e lo voteranno giovedì. Si tratta di un vastissimo programma finanziato pubblicamente per un valore di settanta miliardi di euro. È la sola voce del quadro di bilancio 2014-2020 dell’Unione per cui è stato previsto un aumento di spesa. È un programma aperto che si rivolge ai ricercatori, alle organizzazioni che operano nell’ambito dell’istruzione e a gruppi di tutto il mondo facenti capo sia al settore pubblico che a quello privato. Per sviluppare nuovi beni e servizi che soddisfino le esigenze della società, ci servono i migliori scienziati, per cui occorre chiamare a raccolta i più bravi ricercatori di tutto il mondo.

È stato interessante sentire l’ultimo oratore fare cenno al Ghana. Alcuni dei migliori scienziati e ricercatori provengono da lì. All’interno del nostro programma, l’Africa riveste un ruolo importante; partecipano, tra gli altri, la Tanzania, il Kenya, la Nigeria e il Ghana. L’Università di Accra non ha nulla da invidiare ai più illustri atenei di tutto il mondo per quanto riguarda la qualità dei suoi scienziati e ricercatori.

Poiché parliamo di apertura e Open Access, ci tengo a segnalare che il nostro prossimo bando per proposte dovrebbe aprirsi intorno all’11 dicembre, prima di Natale. Se siete a conoscenza di organizzazioni interessate a partecipare ai nostri programmi o a metterli in evidenza, esortatele a farlo perché è nostra intenzione ampliare la partecipazione a Horizon 2020. Vale sempre il principio dell’aggregazione dei guadagni marginali, per cui le politiche grandi e piccole nel loro compresso possono contribuire a che l’economia europea si rimetta in sesto e diventi più competitiva.

Il commissario Quinn ha fatto dell’Open Access un suo obiettivo prioritario. Quando parliamo di politiche o della pubblicità del risultati delle ricerche scientifiche, il punto di fondo è che parliamo dei soldi dei contribuenti, quindi operiamo una netta differenza tra le sottoscrizioni e le pubblicazioni liberamente accessibili, ma in entrambi i casi c’è qualcuno che deve pagare. Per quanto riguarda Horizon 2020, l’Unione Europea pagherà i costi di pubblicazione, ma le informazioni dovranno essere liberamente accessibili. C’è già stato un progetto pilota in merito. Esistono due diverse forme di Open Access. Il Green Open Access non beneficia di alcun contributo economico diretto. In questo caso i ricercatori depositano le proprie pubblicazioni e le informazioni divengono accessibili liberamente dopo un determinato arco di tempo. Normalmente si tratta di sei mesi, ma nel caso di pubblicazioni collegate alle scienze umane socio-economiche si parla di dodici mesi. Vi è poi il cosiddetto Gold Open Access, per cui i costi sono coperti per intero e le informazioni sono liberamente accessibili sin dal principio. L’Unione Europea in sé, in quanto organismo e organizzazione politica, insieme al Parlamento, al Consiglio, non propende né per il Green né per il Gold Open Access: lasciamo agli Stati membri dell’Unione la possibilità di decidere per se stessi. Alcuni Stati membri sono fautori del Gold Open Access, altri del Green Open Access. In ultima analisi c’è equilibrio tra i due e la preferenza per l’uno o per l’altro è spesso dovuta alla distribuzione degli editori e delle organizzazioni attive nel campo della ricerca.

Ad ogni modo, l’Open Access non è una preoccupazione esclusivamente europea. Non riguarda soltanto l’UE: è un tema internazionale. Lo scorso 12 giugno, infatti, si è tenuto un vertice tra i ministri della ricerca e dell’innovazione del G8. Uno dei temi-chiave della discussione era appunto l’Open Access. Si può dire che a livello globale si assiste a una spinta in direzione dell’Open Access. Tuttavia non c’è ancora pieno consenso circa il tempo necessario affinché tale politica sia attuata in modo opportuno, anche rispetto ai costi. In generale, però, per il programma UE Horizon 2020 il punto di partenza è questo: la politica è quella dell’Open Access, rispetto al quale vi sono due opzioni fondamentali (Gold e Green).

Dobbiamo ricordare che i soldi del contribuente devono tornare al contribuente in qualche maniera. Vogliamo anche far sì che le ricerche sostenute pubblicamente siano accessibili perché vogliamo aiutare l’economia europea a diventare più competitiva, e questa è una delle ramificazioni del quadro generale di politiche su ricerca, scienza e innovazione. Abbiamo consultato il Parlamento europeo a ogni fase in merito a queste nostre politiche. Il Parlamento europeo è stato pronto a dare il proprio consenso quando gli è stato chiesto di incrementare i fondi per il programma Horizon 2020. Il commissario Quinn è grato a tutti gli europarlamentari. Se avete domande specifiche sarò lieto di rispondervi. Il mio indirizzo e-mail è sul sito web del gabinetto della Commissione europea. Se non potrò rispondervi direttamente, chiederò l’assistenza di un collega del gabinetto. Grazie.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.