L’indecisione dell’UE che può aprire la porta agli Ogm

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Corriere della Sera
Luigi Offeddu

BRUXELLES — Un fantasioso ambientalista italiano, anni fa, traduceva la sigla «ogm» in «organizzazioni generatrici di menzogne». «Ma fatti un giro in Africa — lo rimbeccarono un giorno in un convegno — a vedere quanta gente si sfama, con quelle menzogne». Il pubblico taceva smarrito. Siamo più o meno a quel punto: sugli organismi geneticamente modificati, nessuno ha convinto nessuno. Il pubblico tace o sbraita, ma è sempre smarrito. E soprattutto, nessuno ai piani alti se la sente di decidere. Come probabilmente si dimostrerà oggi, a Bruxelles, dove il Consiglio affari generali della Ue (ministri delle politiche europee e degli esteri) dovrà votare sull’autorizzazione alla coltivazione del mais TC 1507, un ogm promosso dal gruppo americano Pioneer: semplificando al massimo, gli ambientalisti lo accusano di potenziali danni alla riproduzione, anche umana, e di altri rischi, i loro oppositori lo ritengono una possibile soluzione alla fame nelle aree più povere del globo. Alla vigilia della riunione, due sole cose sono sicure: oltre metà dei 28 governi Ue è contraria al Pioneer, come lo è il Parlamento Europeo; ma invece del «no», tra astensioni furbette o impicci burocratici, è possibile che alla fine vinca il «sì».

Lo ha già spiegato testualmente il commissario Ue alla sanità, il maltese Tonio Borg: «Se non si riunisce alcuna maggioranza qualificata contro la richiesta, perché uno Stato si astiene, allora la richiesta sarà automaticamente approvata». Lo Stato innominato in realtà un nome ce l’ha, e tutti lo conoscono: Germania, fino a ieri contraria a questo e altri ogm, e oggi— forse — pronta a saltare dall’altra parte. Anche la Romania, o l’Olanda, sono considerate a rischio di tentazione. Mentre la Francia dice «no», per  dichiarate ragioni di principio. L’Italia pure, ma con qualche singhiozzo. La Spagna, o la Gran Bretagna, sono decisamente per il «sì». Questo, a grandi linee. Ma la verità è che il sospetto contagia un po’ tutti. Che cosa può indurre grandi e potenti Stati a fare certi balletti intorno alla «pannocchia venuta dal cielo», com’è chiamato a volte il mais ogm? Tre risposte possibili, forse: la mancata creazione negli anni di un consenso in ogni capitale, un consenso basato sull’informazione scientifica più libera e rigorosa; l’incapacità, o peggio la paura, di assumersi una responsabilità davanti ai propri elettorati in un senso o nell’altro; e infine l’ombra sempre citata, quella delle lobby. Il fiammifero acceso gira di mano in mano, e nella sua fiammella bruciano miliardi di interessi industriali.

Quella delle multinazionali che esercitano pressioni su Bruxelles, è ormai quasi una leggenda europea: ma è vera, o assai verosimile. Dai 24 mila ai 3o mila sono i lobbisti ufficialmente presenti a Bruxelles, in tutti i settori, soprattutto in quelli del tabacco, dei prodotti farmaceutici e appunto degli ogm. Moltissimi operano senza ombre, alla luce del sole. Ma per esempio Tonio Borg, naturalmente senza sue colpe, ha nella sua biografia politica un riflesso di quel che accade in certi corridoi: divenne infatti commissario alla Salute perché il suo predecessore, John Dalli, maltese come lui, finì invischiato in un’inchiesta sulle lobby del tabacco ai piani alti della Ue. Ma anche a lasciar perdere le inchieste, intorno a certi temi sensibili è questo il clima. E poi, il 22-25 maggio si terranno le elezioni Europee: la «pannocchia venuta dal cielo» non può saperlo, ma probabilmente la sua sorte dipende anche da questo.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.