Quando gli inglesi vinsero il terrore degli ibridi

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La Stampa Tuttoscienze
Giovanni Boniolo

Conoscere per deliberare», titolava un saggio Luigi Einaudi. Qui vi è tutto, se interpretato bene. Ed è una corretta interpretazione della deliberazione che pub far barriera alle allucinanti iniziative che fanno conto sull’irrazionali-tà e sulle emozioni di chi vorrebbe smantellare il metodo scientifico, basato sulla ritrovabilità dei risultati. Sto pensando alla triste storia del «Metodo Stamina», ma pure agli attacchi ciechi e violenti contro l’uso di animali-modello. Insomma, abbiamo veramente bisogno di cittadini (e politici) che sappiano deliberare. Ma di che cosa si tratta? L’etimo insegna. De-liberare: mettere in libertà, specie nel caso della scelta; ma anche de-libra: togliere dalla «libra», dalla bilancia dopo avere conosciuto il peso. Da qui librare, che indica il giudicare dopo averci pensato. Subito capiamo che il deliberare è il processo che porta a scegliere in base ad argomenti che pesano la bontà delle varie possibilità. Questa non è mera teoria. Vi sono dozzine di esempi di deliberazione democratica. Ricordiamo il caso Medicaid (il programma americano di assicurazione sanitaria). Lo stato dell’Oregon nominò, nel 1990, una commissione per la stesura di una lista di priorità nella copertura di servizi sanitari e assistenziali. Vi furono diverse critiche: l’otturazione di un dente, per esempio, aveva priorità rispetto all’appendicectomia. Così si diede il via a un processo di consultazione deliberativa, organizzando 47 conferenze che coinvolsero più di mille persone, in modo da capire quale fosse il parere della popolazione. C’è un secondo caso, più eclatante. Nel 2006 l’Hfea (la Human Fertilisation and Embryology Authority della Gran Bretagna) ricevette due richieste. Entrambe riguardavano la licenza a produrre linee cellulari staminali da embrioni ottenuti trasferendo il nucleo di cellule somatiche umane in oociti non-umani (mucche), privati del nucleo, e creando così quelli che furono chiamati ibridi citoplasmatici. L’Hfea indisse un processo deliberativo in due parti: una valutazione dei desiderata della popolazione e un’analisi critica della letteratura scientifica. La prima prevedeva una consultazione diretta, un sondaggio d’opinione a campione e l’organizzazione di workshop consultivi, i cui partecipanti venivano prima informati sulla scienza in questione e sulle problematiche etiche e legali. Fu poi predisposto un documento informativo nel quale veniva enucleato il problema dal punto di vista scientifico, si introduceva il panorama legale e si elencavano gli argomenti etici a favore e contro. A seguito del processo l’Hfea riconobbe una generale opposizione, se non sotto una stretta e continua supervisione. Comunque decise di concedere le due licenze richieste. In effetti, la deliberazione è un processo di «decision-making», che inizia con cittadini che hanno posizioni diverse intorno a un tema, ma che, attraverso un metodo basato sul conoscere ciò intorno a cui si deciderà e sul presentare argomenti razionali, cercano di arrivare a una soluzione condivisa. Ma questo comporta che il cittadino (o il politico) che voglia parteciparvi debba «fare la fatica». Se vorrà deliberare sulla plausibilità etica della produzione di energia nucleare, o dell’uso di terapie cellulari, o dell’uso di animali- modello, dovrà saperne abbastanza da poterne parlare senza dire sciocchezze. Questo implica il soddisfacimento di tre condizioni, peraltro parzialmente rispettate sia nel caso di Medicaid sia nel caso degli ibridi citoplasmatici: 1) si dovrebbe avere la sufficiente competenza scientifica; 2) si dovrebbe avere la sufficiente competenza etica (l’etica ammette un suo sapere specifico e molte volte sono più dannose le sciocchezze etiche che non le sciocchezze scientifiche); 3) si dovrebbe avere la sufficiente competenza argo-mentativa, ossia si dovrebbe saper proporre e riconoscere gli argomenti razionali e quelli fallaci. Tutto cib non è astrazione. Anzi, dovrebbe essere pratica quotidiana per un cittadino che vuole essere tale. A questo proposito anche in Italia si stanno attuando situazioni di corretta deliberazione. Il gruppo di Biomedical Humanities del dipartimento di Oncologia Sperimentale dello Ieo, la Genome Function Unit dell’Ospedale San Raffaele e il Laboratorio di Informatica Civica dell’Università di Milano, con la cooperazione di Scienza in Rete (www.scienzainrete.it), lanceranno a breve un forum online di etica deliberativa intorno a temi scientifici (specie biomedici), dove i tre aspetti conoscitivi saranno centrali. Anche da noi le cose possono essere fatte bene, basta accettare che – come sintetizzava Einaudi – per deliberare si deve conoscere. Certo, non è facile, ma è necessario per chiunque voglia essere un cittadino attivo e consapevole delle sue scelte. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.