Intervento di Silvano Dalla Libera al X Congresso Coscioni

– Dopo dieci anni di battaglie legali per affermare il diritto di semina in Italia e che hanno portato alle positive sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia europea, come Vicepresidente di Futuragra nel mese di aprile ho potuto seminare mais bt Mon 810 sul mio campo di Vivaro, in provincia di Pordenone. Tuttavia lo scorso 12 luglio i Ministri dell’agricoltura, dell’ambiente e della salute hanno firmato un decreto per bloccare gli organismi geneticamente modificati in Italia. Il documento si rifaceva al modello di quello presentato pochi mesi prima dalla Francia e bocciato dall’Efsa (European Food Safety Authority) in quanto palesemente in contrasto con le direttive comunitarie e quindi senza alcun valore.

La vicenda di Futuragra è paradossale: mentre impedisce di coltivare prodotti biotech infatti, l’Italia importa dall’estero enormi quantitativi di soia OGM (circa il 90% di quella presente nel nostro Paese), ma anche il mais tradizionale deve essere importato dall’estero per un totale del 65% del totale, questo perché un terzo di quello prodotto in Italia risulta essere cancerogeno a causa degli attacchi di Ostrinia nubilalis, il lepidottero comunemente noto come piralide, che infesta le coltivazioni di mais tradizionale e genera micotossine estremamente tossiche per l’uomo e a cui il mais Bt è immune. La politica italiana continua a prodigarsi a favore del tipico, fingendo di non sapere che le eccellenze del Made in Italy sono il risultato della massiccia importazione dei prodotti alla base della filiera.

Per la prima volta in Italia Futuragra ha potuto seminare mais geneticamente migliorato, eppure si tratta di un evento vecchio di 20 anni, che nel resto del mondo viene già considerato obsoleto. Il campo di mais OGM di Vivaro è stato seminato per dare voce all’agricoltura e alla scienza. La politica italiana ha bloccato la ricerca pubblica e privata, impedendo di mettere in luce i vantaggi delle biotecnologie: Futuragra si è quindi di fatto sostituita allo Stato facendo in modo che la sperimentazione sul campo nel nostro Paese potesse riprendere. I risultati emersi dalle analisi del Professor Tommaso Maggiore, già Docente Ordinario di Agronomia Generale e Coltivazioni Erbacee dell’Università degli Studi di Milano, e dal Professor Defez, ricercatore presso il CNR, saranno resi noti il prossimo 11 ottobre nel corso di una conferenza stampa e ribadiranno quanto la scienza afferma da anni, ovvero che coltivare sementi geneticamente migliorate in Italia non comporta nessun rischio per l’ambiente e per la salute. I risultati delle analisi saranno a disposizione delle istituzioni, con la speranza che possano essere finalmente presi in considerazione nel dibattito pubblico e nei processi decisionali.

 

Futuragra è un’associazione culturale composta da imprenditori agricoli, che promuove un modello di agricoltura basato sull’innovazione tecnologica, sulla cultura d’impresa e sulla libera scelta degli agricoltori. Nata nel 2004 in Friuli, Futuragra crede che le biotecnologie siano essenziali per migliorare la competitività e la qualità della produzione agricola e si batte per l’introduzione degli OGM in Italia.

 

 

Sbobinatura testo del video “Futuragra: la prima trebbiatura di mais OGM in Italia” mostrato al pubblico

Coltivavamo questo. Sono arrivati gli ibridi, fino a ieri abbiamo coltivato questo. Oggi abbiamo potuto coltivare questo. Questo e’ il progresso. L’Italia cosa fa? 

Futuragra è nata alcuni anni fa per introdurre le biotecnologie a livello di agricoltura italiana. Finalmente siamo riusciti quest’anno ad avere la possibilità, dopo ripetuti e tanti ricorsi a livello nazionale e a livello europeo, l’autorizzazione a poter seminare e l’abbiamo fatto con l’apporto dei tecnici, degli scienziati, perché siamo consci e consapevoli che se vogliamo dare veramente una stoccata all’agricoltura italiana in senso positivo, dobbiamo andare sull’innovazione biotecnologica e sugli OGM. 

 

– 100 anni fa i nostri padri coltivavano questo mais. 

Questo e’ un mais antico e ha naturalmente i suoi difetti. Direi che oggi non potremmo mai coltivare un mais del genere. 

Dopo il mais antico sono arrivati gli ibridi e ci hanno fatto fare un salto di produzione notevole, però con l’andare degli anni hanno iniziato ad avere dei grossi problemi, soprattutto per la piralide che causa danni enormi. Produrre mais ibrido contro la piralide oggi è impensabile. 

Un altro aspetto dei danni della piralide sono la caduta delle spighe oltre ad avere delle bruciature sulla pianta. 

 

Con 20 anni di ritardo e tante battaglie giuridiche finalmente siamo riusciti a seminare questi campi di mais OGM nel pieno rispetto delle leggi e della legalità.

La semina di mais geneticamente migliorato è stata fatta in collaborazione con alcuni scienziati italiani, tra cui il Professor Maggiore, uno dei massimi esperti di maiscoltura in Italia. E’ stato necessario che un agricoltore come me abbia sostituito lo Stato per poter avere quei risultati che non solo gli agricoltori, ma tutti gli italiani hanno il diritto di conoscere e che finora non sono stati fatti anche perché l’Italia non solo ha vietato la semina, ma ha vietato anche la sperimentazione. In un paese come l’Italia, paese di Galileo, non è pensabile che succedano queste cose. Non è possibile che l’agricoltore debba sostituirsi allo Stato. Il risultato mi sembra straordinario. Possiamo vedere chiaramente la perfetta sanità di queste spighe. Questo è il mais che noi vogliamo produrre. Nessun agricoltore si sognerebbe di seminare qualcos’altro.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.