Non servono soldi, ma nuove regole per rendere efficiente la Sanità

Il Foglio
Marcello Crivellini

L’assenza di cultura del controllo e della verifica dei risultati ha portato la   politica italiana a considerare interventi   di governo solo quelli che comportano   stanziamenti; la differenza tra destra e sinistra   è inesistente se non, a volte, nella   tecnica o nei destinatari della distribuzione   (ovvero dell`assistenzialismo). In molti   settori dell`economia e dei servizi, invece,   la vera necessità è introdurre regole nuove   che cambino vecchi assetti. Soldi per   mantenere e riprodurre l`esistente sono   solo dannosi e funzionali a mantenere storture,   sprechi, atteggiamenti parassitari. E`   il caso ad esempio della Sanità in cui molte   regole attuali sono orientate ai soli interessi/privilegi   di chi vi lavora o di chi ne   trae benefici economici, ignorando gli interessi   di salute dei cittadini e quelli economici   dei contribuenti.   In proposito voglio fare due esempi di   riforme a costo zero e a benefici altissimi   per gli utenti e la collettività. Il primo riguarda   le regioni ad alto deficit sanitario,   che hanno accumulato un fortissimo debito   e che sono state commissariate. In esse   da anni, vista la manifesta incapacità gestionale,   l`assessore alla Sanità è stato rimosso   ed è stato nominato un commissario.   L`assurdità è che per legge viene nominato   commissario il presidente di regione, cioè   uno dei maggiori imputati del disastro economico   e gestionale! Questa follia prosegue   da anni, accompagnata dall`accumularsi di   deficit e debito. Le regioni commissariate   attualmente sono cinque: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio e Molise (altre cinque   hanno adottato “piani di rientro” ma   non sono ancora commissariate). Lo scandalo   dei presidenti-commissari si traduce   anche nel fatto che la maggior parte di tutto   il deficit nazionale sanitario proviene   proprio dalle regioni commissariate. Tutto   avviene nell`indifferenza interessata di tutti   i partiti (che hanno fatto della Sanità una   fonte di consenso elettorale e di controllo   clientelare) ad eccezione dei Radicali che,   unici, hanno proposto che non sia commissario   chi abbia avuto o abbia incarichi istituzionali   nella regione. Basterebbe nominare   cinque persone esperte senza incarichi   istituzionali presenti o passati in quelle   regioni, che non siano cioè complici dei   disastri avvenuti e possano liberamente attuare   gli interventi necessari senza mediazioni   e ricatti. Una norma che non costa ma   che anzi porterebbe all`azzeramento di circa   1,5 miliardi di euro di deficit sanitario   l`anno, delle regioni ora fintamente commissariate.   Il secondo esempio riguarda il contratto   di lavoro della Sanità pubblica. Esso prevede   vincoli, procedure, privilegi che rendono   difficilissimo ogni piano di ristrutturazione   razionale. Questo perché i servizi sanitari   sono organizzati a immagine e somiglianza   degli operatori e delle numerosissime sigle   sindacali, a dispetto delle esigenze e dei diritti   degli utenti. Tra i tanti casi pratici ne   cito uno: gli operatori, con una semplice visita   della Asl (che non ha alcun interesse a   essere rigorosa) possono ottenere di essere    demansionati, cioè di non fare lavori di assistenza   impegnativi e di essere spostati dai   reparti di assistenza a più comodi uffici o   servizi come le portinerie o l`amministrazione.   Ciò può essere in linea di principio   accettabile per chi è veramente in condizioni   fisiche precarie, ma diventa un sopruso   che pagano i malati e le casse pubbliche se   il suo ricorso dilaga e diviene una specie di   self-service autorizzato.   Qualche numero: al Pio Albergo Trivulzio   di Milano (azienda per l`assistenza socio-sanitaria   di anziani e non autosufficienti)   223 dipendenti sono demansionati, il 18   per cento di tutti i dipendenti e il 25 per   cento della principale categoria di provenienza   dei demansionati. In qualsiasi   azienda privata del settore tali percentuali   sono invece bassissime e lo stesso vale   per il fenomeno dell`assenteismo permesso   dalle norme attuali. Ora molti lodano Rotelli   perché in poco tempo sta portando il   San Raffaele di Milano dal disastro gestionale   all`equilibrio; è un genio Rotelli o gli   strumenti a sua disposizione sono diversi   da quelli presenti nelle aziende sanitarie   pubbliche? Non c`è emergenza di risorse   economiche nella Sanità; anzi in questa situazione   maggiori risorse favorirebbero il   mantenimento di sprechi, disorganizzazioni   e atteggiamenti corporativi. C`è grande   bisogno di regole diverse, che siano finalizzate   alla tutela della salute dei cittadini e   dei soldi dei contribuenti invece che agli   interessi interni alla Sanità.   

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.