L’ ultimo concorso universitario predeterminato, con una scelta preventiva dei candidati che possono proseguire nella carriera di studio e accedere al mondo del lavoro, si è consumato in piena estate alla Cardiologia della Sapienza di Roma, abituata a questo genere di contestazioni. È l’ateneo del rettore Frati, della famiglia Frati. E la prova pubblica è quella per l’accesso alla scuola di specializzazione della Cardiologia del Policlinico Umberto I, l’ospedale collegato all’università più grande d’Europa. Alle 11,44 dello scorso 13 giugno a Repubblica è arrivata una mail in cui si segnalavano sei nomi dei vincitori del «concorso che consentirà l’ingresso di sei nuovi cardiologi all’ottavo padiglione del Policlinico». Concorso pilotato, assicurava la mail: «Un mese prima sappiamo già chi entrerà».
Entreranno, sosteneva la segnalazione, quattro donne e due uomini trai 26 e i 33 anni, indicati nel testo con cognome e nome. Abbiamo messo da pane quella posta elettronica, firmata da «un medico deluso», l’abbiamo fatta registrare e abbiamo atteso. Il concorso “Malattie dell’apparato cardiovascolare” (codice 14.252, 15 posti disponibili) si articolava in due date e due prove, a partire dal 7 luglio. Ai sei vincitori romani segnalati si sarebbero aggiunti, sosteneva la fonte, sei candidati scelti perla seconda cattedra della Sapienza (Cardiologia2) e tre per la cattedra di Latina, sede distaccata. Di questi successivi nove vincitori, nella mail, non si faceva nome: l’attenzione di chi segnalava era concentrata su Cardiologia 1, diretta dal professor Francesco Fedele. La mail indicava anche i sei aspiranti medici (anche qui quattro donne e due uomini) che sarebbero rimasti fuori nonostante i curricula con punteggi alti: «La prova scritta sarà valutata con voti bassi, per compensare», rivelava la mail.
Il primo agosto sono usciti i risultati del “14252”. I fogli che li illustravano sono stati appesi al piano terra dell’ottavo padiglione del Policlinico e a fianco dell’auletta Valdoni, dove si allarga la stanza di Giacomo Frati (il figlio del rettore diventato ordinario di Cardiochirurgia a 35 anni). Le previsioni segnalate dal «medico deluso» erano tutte centrate: vincitori ed esclusi. Gli ultimi due posti utili della graduatoria erano occupati da due candidati che grazie a un’eccellente seconda prova—l’unica su cui la commissione diretta dal professor Fedele aveva potuto esprimersi—erano riusciti a colmare il gap del loro scarso curriculum. Entrando nel dettaglio, si scopre che il sesto piazzato (posizione utile) era uno studente di 27 anni di grande abnegazione: per tre anni aveva accompagnato in auto il professor Fedele a Fiumicino, ai convegni, a far spese. L’aspirante cardiologo era diventato il suo autista e al terzo tentativo ce l’aveva fatta.
Di fronte a queste evidenze abbiamo incontrato l’autore della segnalazione. Abbiamo verificato la sua conoscenza del tema e l’attendibilità. Ci ha portato documenti, spiegato nuovi dettagli e indicato pediatrie e cardiologie di altri atenei che usano gli stessi sistemi, quindi ci ha offerto il contatto di due testimoni. Abbiamo allora raggiunto la Cardiologia e chiesto spiegazioni del concorso al suo dominus, il professor Francesco Fedele (a fianco l’intervista). «Il medico deluso» ci ha raccontato: «Me l’hanno detto in modo esplicito: “È inutile che vieni alla Sapienza, abbiamo già i nostri. C’è una lista d’attesa, devi aspettare il terzo concorso”. Perché non ho denunciato tutto al preside di facoltà, all’Ordine dei medici? Mi avrebbero risposto: “Resta in fila, resta muto, è sempre stato così”».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.