Vivere a 120 anni L’ipotesi non è solo un’ipotesi

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Gazzetta del Mezzogiorno
Nicola Simonetti

Vivere fino a 120 anni e più. L’ipotesi di una vita più lunga si stanno trasformando in realtà scientifica. Ma gli anni di vita in più rispettano stato di organi e tessuti e capacità intellettuali e sono graditi, utili alle persone ed all’umanità? Cui prodest? La ricerca eseguita da Pew Research rileva che 6 su 10 americani non osservano trattamenti medici per rallentare l’invecchiamento e raggiungere i 120 anni. Alla maggior parte sufficienti 78 anni di vita in buona salute e solo 4 su 100 sono per i 120 anni. Per sei su 10 sì a terapie anti-vecchiaia ma con distinguo: rischi collegati ai farmaci e loro costo e “tutti finanziamo la ricerca ma solo i ricchi potranno comprarsi i farmaci relativi”. Infine, la preoccupazione economica: modesto incremento della produttività da parte dei “sopravviventi”, più carico previdenziale, cure e badanti.

Sei su 10 americani assumono regolarmente supplementi alimentari. Vivranno più a lungo? Probabilmente no: quantità e proporzioni di nutrienti non si adattano ai bisogni dall’organismo in quel giorno ed ora né alle dosi degli studi che li hanno validati. Invecchiamento è l’insieme di cambiamenti patologici solo in parte controllabili e modificabili. Infiammazione cronica e degenerazione sono alla base di molte patologie, la glicosilazione (proteine legate a molecole di glucosio, strutture inerti ma dannose) a diabete, demenza senile, alterazioni cuore-vasi, oculari, ecc.

Con l’età, si riduce l’attività di enzimi che riparano i danni del DNA sede anche di mutazioni a rischio di cancro, l’energia della “locomotiva” della cellula (mitocondrio) si affievolisce e riduce scambi ed eliminazione dei residui tossici (scompenso cardiaco, astenia muscolare, disturbi neurologici) gli ormoni ridotti e squilibrati (depressione, osteoporosi, coronaropatie, libido giù). Inoltre, eccessiva calcificazione, squilibrio di acidi grassi (aritmie, artrosi-artrite, bassi livelli di energia, ipercoagulazione) ed enzimi (Parkinson, alterata memoria) difese immunitarie ridotte, scoscendono i neurotrasmettitori del cervello, deficit circolatorio. Sopprimere i radicali liberi alla base di infiammazione, degenerazione, stress ossidativo, è strategia specie dopo gli anta.

Obesità e modelli di vita errati invertono il processo che, dopo la rivoluzione industriale, ha dato più anni alla vita. Ma non sufficiente vita agli anni. David Duncan (When I’m 164…) ha chiesto a 30mila persone:vuoi vivere 80 anni,120,150 o per sempre? Risposte: 60% 80 anni; 30% 120; 10% 150, 1% l’immortalità. Annibale Puca(Università, Salerno) sceglie 150 anni. “Questo posticipa problemi e malanni della vecchiaia. Gli over 100 hanno capacità di non ammalarsi e non conoscere la fragilità dell’anziano, e in più con una sana dose di menefreghismo”. Ma, per tagliare il traguardo, vita sana, poco stress e competizione, alimentazione mediterranea del contadino povero, lavoro fisico.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.