Le bugie avranno pure le gambe corte, ma riempiono il carrello. Dario Bressanini, giovane chimico, e ricercatore universitario presso il dipartimento di Scienza e alta tecnologia dell’Universita degli studi dell’Insubria a Como, le bugie è andato a cercarle proprio nella borsa della spesa. La riempiamo ogni giorno non solo per necessità ma spesso assecondando pulsioni che largamente risentono delle massicce campagne pubblicitarie. Da queste dipendiamo per una sorta di magica fiducia. «Mi sono concentrato sugli inganni e i trucchi che il marketing sfrutta per convincerci a comprare certi prodotti», esordisce Dario Bressanini, presentando il suo ultimo Le bugie nel carrello (Chiarelettere, pp. 208 euro 12), «ad esempio decantandone proprietà salutistiche che non sono scientificamente dimostrate».
Che cosa è la disinformazione alimentare? Possiamo spiegarlo con parole chiare?
«E’ l’insieme dei falsi miti, delle leggende metropolitane, della cattiva informazione e della pubblicità ingannevole che riguarda tutto ciò che mangiamo. Ne siamo circondati anche se spesso, purtroppo, non abbiamo gli strumenti per riconoscerla. Nel mio libro precedente, Pane e bugie, ho analizzato scientificamente alcuni falsi miti persistenti, come quello che considera lo zucchero di canna in qualche modo più “sano” di quello bianco, considerato da alcuni alla stregua di un veleno. Oppure l’idea, anche questa errata, che il cibo biologico sia in qualche modo più “nutriente” di quello convenzionale».
Esoterismo, tradizione, salutismo, da che cosa nascono queste aspettative nella nostra alimentazione?
«Probabilmente dal fatto che siamo diventati un popolo ricco, che non soffre più la fame come nei secoli passati, e quindi ci possiamo permettere di associare al cibo altri scopi e significati, a volte inventandosi “tradizioni” mai realmente esistite, o ricordando una mai esistita età del cibo “buono e naturale”, dove i mulini erano bianchi e il cibo sanissimo».
In realtà?
«Una volta si mangiava poco e male, il cibo era fonte di intossicazioni frequenti, la natura era qualcosa di pericoloso da cui difendersi e solo l’invenzione delle moderne tecniche di preparazione e conservazione degli alimenti ha permesso di migliorare la qualità. È certamente ironico vedere che con la moda attuale del “naturale” i conservanti, sostanze chimiche che sono servite per proteggere il consumatore da intossicazioni anche mortali, siano invece visti con molto sospetto, non immaginando che la loro assenza in alcuni salumi ad esempio ci espone al rischio, piccolo ma non nullo, di intossicazione da botulino».
Si parla di cibi adulterati. cibi inquinati ecc. Ma quali sono oggi i pericoli maggiori in cui incorre il consumatore?
«Nel nostro Paese mediamente il consumatore è al sicuro. Però quelle notizie, anche se riguardano una minuscola parte della produzione alimentare, creano ansia nel consumatore. Che quindi a volte reagisce acquistando prodotti raccontati dal marketing come “più sani e sicuri”, a tutto discapito del portafoglio, senza però che necessariamente corrisponda una sicurezza maggiore, come dimostra l’episodio di un paio di anni fa dei 50 morti in Germania per intossicazione da germogli biologici».
Possiamo prendercela solo con íl marketing? che è mendace? omissivo?
«Il marketing ha sicuramente le sue colpe, perché a volte inganna esplicitamente il consumatore. Declama in grande sulla confezione: “Contiene Omega 3” senza però specificare quanti ne contiene e se sono una quantità sufficiente ad avere un effetto scientificamente dimostrato. Noi cerchiamo troppo spesso negli alimenti una ricetta miracolosa che possa ovviare al proprio cattivo stile di vita. Non esiste il singolo alimento miracoloso che possa sostituire un buon regime alimentare variato, dove si mangia, poco, di tutto, privilegiando frutta, verdura e legumi e consumando poche proteine animali».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.