
Oltre 1800 pazienti ricoverati da trasferire entro 72 ore (ne restano 48) e 2.000 dipendenti, tra medici e altre figure sanitarie, a spasso. Il San Raffaele Spa del Lazio chiude le sue 13 strutture per mancanza di liquidità, anche perché la Regione non paga. Oggi, a Roma, vi sarà una manifestazione dei lavoratori (con un tentativo di mediazione). E i 1800 malati ricoverati? Dove protestano? Purtroppo non hanno voce, pur essendo paradossalmente i veri «datori di lavoro» (attraverso le tasse) del sistema. Siamo nel Lazio, una delle sei Regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia) sotto «tutela» per le voragini nei bilanci sanitari. Le stesse che a maggio di quest’anno hanno ricevuto, nonostante la crisi economica, due miliardi di euro come anticipo per andare avanti e pagare debiti. Miliardi così suddivisi: 118 milioni all’Abruzzo, 411 alla Calabria, 287 alla Campania, 540 al Lazio, 63 al Molise, 500 alla Sicilia. Siamo nel Lazio dove, mentre si cercava di far quadrare i conti, i politici si dedicavano a festini vari e spese ingiustificate a carico dei contribuenti. Siamo nel Lazio, il cui «rosso» sanitario al 31 dicembre 2005 sfiorava i 10 miliardi di euro.
E che negli anni successivi ha registrato sempre disavanzi annuali con il meno davanti. Un rosso di 900 milioni è previsto per il 2013. Siamo nel Lazio dove ancora oggi il 40% del posti letto è privato convenzionato. Posti letto che in teoria dovevano già essere tagliati minimo di 2.000 unità. Ma a parte il Lazio, dove le responsabilità sono condivisibili da vari governi di colore diverso, c’è un male diffuso in tutt’Italia: la politica ha sempre guardato alla sanità come una «vacca grassa» da cui mungere latte, come habitat ideale per voti di scambio e assunzioni pilotate (alla faccia della meritocrazia), come sistema di favori (come le convenzioni a privati «amici»). E mai come servizio per i cittadini e che deve essere garantito: con il massimo della qualità, e «guanti di velluto» verso i sofferenti. Quando mai? Ciò che accade nel Lazio oggi è indicativo: finito il tempo delle vacche grasse, i primi che nessuno considera sono quegli oltre 1800 ricoverati da «sfrattare» in 72 ore, non oltre. Sperando poi che nessuno pensi di usarli anche come arma di ricatto.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.