«Salute mentale a rischio nelle carceri e nei Cie»

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Avvenire

Il 30 per cento dei detenuti di San Vittore ha problemi di salute mentale. E quanto ha rilevato la Garante dei detenuti del Comune di Milano, Alessandra Naldi, nei suoi primi sei mesi di attività. Per gli stranieri senza documenti, l’uscita dal carcere significa un’interruzione improvvisa della terapia, con tutte le conseguenza che questo comporta: «Incide moltissimo sul tasso di recidiva. Sono molto evidenti anche comportamenti aggressivi e c’è un forte aumento della pericolosità di questi soggetti», spiega la garante. Alcuni immigrati senza documenti, dopo aver scontato la pena in carcere si ritrovano rinchiusi nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli.

«Un prolungamento della pena del tutto arbitrario», commenta Naldi. Nel periodo di detenzione, infatti, potrebbero partire tutte le pratiche per l’identificazione e, nel caso sia necessario, per l’espulsione. Invece la macchina va a rilento con la conseguenza per gli stranieri di altri mesi dietro le sbarre, in media tra i 6 e i 12. Il 90 per cento dei 132 detenuti di via Corelli si trova in questa situazione. Se i tempi di detenzione nelle carceri si riducono, però nel Cie di Milano la detenzione si allunga: «Ormai sono una minoranza quelli che restano meno di sei mesi», commenta Naldi. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.