
ROMA — Non l’aveva mai affermato in modo così esplicito. «Il metodo Stamina non va considerato una cura perché non lo è», ha dichiarato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ai microfoni della trasmissione radiofonica «Prima di tutto». Un messaggio indirizzato soprattutto alle famiglie con bambini colpiti da malattie gravissime che intravedono nelle infusioni a base di cellule mesenchimali proposte dalla fondazione di Davide Vannoni uno spiraglio di miglioramento, o addirittura di guarigione. Così chiaramente il ministro non si era mai espressa. Può significare che, dopo tanti mesi di polemiche e la decisione di avviare una sperimentazione, sono stati raccolti elementi da cui trarre valutazioni per niente rassicuranti sul fenomeno Stamina.
Incalza Lorenzin: «Sbaglia chi, in deroga alle normative e alla sospensione da parte del Tar degli Spedali Civili di Brescia, continua ad autorizzare i pazienti ad effettuare cure che non sono tali. Un grande errore che crea confusione e illusioni». Si riferisce alle decine di sentenze di tribunali che hanno ordinato la somministrazione di queste staminali dichiarate già un anno fa pericolose dall’Agenzia nazionale del farmaco (l’Aifa) in quanto non comprovate da dimostrazione di efficacia e sicurezza. Le cellule sono prodotte nei laboratori Federconsumatori «I pazienti hanno bisogno di trattamenti sicuri, bisogna evitare speculazioni» dell’ospedale bresciano in base alle indicazioni della società di Vannoni che adesso dovrà svelare anche ai tecnici del ministero come potrebbero diventare riproducibili. E su quali pazienti potrebbero essere efficaci, limitandosi ad indicare solo alcune malattie rare.
L’ultima ordinanza che autorizza al trattamento con cellule prese dal mesenchimo (midollo osseo), che sarebbero utili per riparare la degenerazione dei tessuti nervosi, è di un giudice di Piacenza. Due bambini undicenni, immobilizzati sulla sedia a rotelle. Casi dolorosi, malattie di origine genetica che non hanno soluzioni. E umano, comprensibile, che i genitori siano determinati a tentare l’impossibile. Finora le sentenze sono state circa 130. La sperimentazione disposta con una legge è scattata il primo luglio ma i responsabili di Stamina non hanno ancora fornito la documentazione rimandando all’1 agosto l’appuntamento.
Sono stati stanziati 3 milioni per uno studio della durata di sei mesi. Vannoni replica: «Il nostro metodo non è una cura? Lo vedremo. Stanno per arrivare i primi dati positivi, innanzitutto le nostre cellule non sono nocive». Fino a questo momento diplomatica, la Lorenzin ieri ha ricordato che «il trattamento non è una cura, deve essere validato con i test e non è chiaro per quali malattie potrebbe funzionare. Quando le metodologie terapeutiche non sono ortodosse è evidente ci possono essere interessi economici». Nel caso specifico gli interessi di Stamina sono collegati a Medestea una società che tra l’altro produce integratori e che, su ammissione di Vannoni, ha in parte finanziato le attività di Stamina. Chiede chiarezza anche Federconsumatori, «per tutelare i pazienti che hanno bisogno di trattamenti sicuri. Occorre superare le contrapposizioni e dare ai cittadini una risposta.
È fondamentale evitare speculazioni». A livello internazionale, il caso italiano fa discutere. Dopo gli interventi critici della rivista Nature, che oltretutto ha rivelato l’esistenza di un falso da parte di Stamina nella richiesta di brevetto poi negato dagli Stati Uniti, alcuni dei migliori ricercatori sono scesi in campo. Invitato al convegno annuale dell’Associazione Famiglie con Sma (una delle migliaia di malattie rare degenerative, di origine genetica) lo spagnolo Emilio Ferrari ha pronunciato commenti molto negativi: «Lavoro da vent’anni sulla Sma (atrofia muscolare spinale) e non è mai stato dimostrato che le cellule mesenchimali possano trasformarsi in cellule nervose e tanto più sostituire quelle danneggiate. Nel nostro mondo chi propone un’innovazione ne deve documentare la validità».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.