La sfida degli agricoltori Sì Ogm

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La stampa
Maurizio Tropeano

Il ministro dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, ha deciso di mandare il corpo forestale dello Stato per accertare la natura delle sementi utilizzate l’altro ieri da Giorgio Fidenato, leader degli agricoltori federati, che ha seminato mais Ogm su seimila metri quadrati nei campi di Vivaro, in Friuli Venezia Giulia. Ma al di là dei risultati dei controlli il ministro fissa i paletti: «E’ fondamentale ribadire che se non si verificano prima le condizioni di coesistenza ogni semina di organismi geneticamente modificati non è permessa». Dunque sono «illegittime» tutte quelle coltivazioni «che non sono state autorizzate». Per il governo, dunque, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue non cambia la situazione: «Noi – spiega il ministro – agiamo alla luce e nel rispetto di quella sentenza». E dunque «il diritto di coltivare organismi geneticamente modificati deve convivere con il diritto dello Stato di condizionare la coltivazione ad adeguate misure di coesistenza con l’agricoltura tradizionale o biologica, al fine di evitare ogni possibile commistione di tali produzioni e conseguenti danni economici».

Anche Fidenato, però, è convinto di agire nel rispetto della sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue. Del resto i giudici di Bruxelles hanno accolto il suo ricorso nella battaglia legale con lo Stato italiano iniziata tre anni fa. E adesso spiega: «Il mio non è un gesto dimostrativo o provocatorio. Voglio solo che sia ribadita la possibilità per gli agricoltori di poter scegliere: sugli organismi geneticamente modificati è vietato vietare: oggi (sabato per chi legge, ndr.) si fa la storia dell’agricoltura italiana». E non basta. Nei giorni scorsi una sentenza del tribunale di Pordenone ha stabilito che la semina Ogm non è reato. Si spiega così perché il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia, Sergio Bolzanello, che ha subito inviato una copia della sentenza al ministero adesso spiega: «Noi siamo contrari all’Ogm ma non abbiamo strumenti giuridici». Dunque la palla torna al governo. E sabato il ministero ha diffuso una lunga nota di precisazione. La premessa è questa: «la legittimità della messa a dimora di sementi geneticamente modificate continua ad essere subordinata alla verifica che le concrete condizioni di tale coltivazione siano idonee ad evitare la commistione con le altre produzioni». Dunque è necessario presentare una domanda e ricevere un’adeguata autorizzazione. Una nota giudicata positivamente da Coldiretti che però chiede al governo di fare qualcosa di più: «E’ necessario completare la procedura di adozione della clausola di salvaguardia come peraltro già sollecitato da tutti i gruppi parlamentari al Senato con una mozione votata all’unanimità e come già fatto da tempo da altri paesi». Slow Food, però, non ci sta e mette sotto accusa la regione Friuli Venezia Giulia e il governo che, pur informati dell’azione «non hanno preso alcun provvedimento per impedirla». Carlin Petrini attacca: «Un patrimonio storico come quello delle varietà di mais del Nordest subisce un gravissimo attacco con il placet di tutti coloro che dovrebbero tutelarlo per ruolo istituzionale. Si annuncia un reato, si commette sulla pubblica piazza gli autori lo commentano in conferenza stampa e questo sembra non turbare il senso del dovere dei politici».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.