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Il Secolo XIX
Paolo Crecchi

PORDENONE. Questione di ore: nella campagna friulana l’agricoltore Giorgio Fidenato seminerà, per la prima volta in Italia, mais ogm. La Corte di giustizia europea gli ha dato ragione, il tribunale gli ha restituito i terreni e i semi confiscati. Lui dice che «è una battaglia di libertà», ma si prevedono proteste anche clamorose. Ambientalisti, associazioni di categoria, persino lo Stato italiano non vogliono sentir parlare di organismi geneticamente modificati, al punto che il governo ha chiesto alla Commissione europea nuovi test e il blocco delle due colture oggi autorizzate (mais Monsanto 810 e patata amflora) nei Paesi che le hanno già adottate: Spagna, Portogallo, Romania, Polonia, Slovacchia e Repubblica ceca. Si teme, come è già accaduto in passato, che gli anarchici e i “disobbedienti” possano mettere in pratica azioni dimostrative davanti ai campi del coltivatore friulano. «La libertà», ribatte Fidenato, «deve essere garantita a tutti i cittadini che rispettano le leggi. Io le rispetto. L’Europa mi ha dato ragione, il Tribunale di Pordenone mi ha restituito i beni. Perciò semino. Siamo già in ritardo, per la stagione». In autunno ci saranno cento quintali di mais ogm già prenotati dagli allevatori, il mercato di riferimento di Fidenato. E il rischio di contaminazione dei campi confinanti?

«Contaminazione è una brutta parola», spiega lui, «presuppone qualcosa che faccia male e non è questo il caso. Diciamo che c’è il rischio dell’impollinazione incrociata… bastano alcuni accorgimenti tecnici». Sostiene il coltivatore di Pordenone che bisognerà applicare le stesse precauzioni già adottate con il mais giallo e il mais bianco: «Siccome il giallo è geneticamente dominante, e l’impollinazione del mais avviene esclusivamente attraverso il vento, è sufficiente non raccogliere le prime file di mais bianco di un campo vicino. Chiaro? Il resto sono tutte sciocchezze». Va da sé che il Monsanto 810 è vantaggioso, economicamente. Costa di meno, cresce prima, «non ha bisogno di pesticidi che combattano la piralide, un verme che entra nella pannocchia e produce muffe. Ecco, le muffe liberano tossine cancerogene per l’uomo… Altro che ogm». Sono centinaia i coltivatori del Nord che aspettano di vedere come si evolverà la sfida di Fidenato: e il ministro delle Politiche Agricole, Nunzia Di Girolamo, sta valutando il da farsi. Un paese membro dell’Unione europea può bloccare la diffusione degli ogm invocando la clausola di salvaguardia, prevista dalla direttiva numero 18 del 2001, se ritiene che un prodotto geneticamente modificato possa rappresentare un rischio per la salute o per l’ambiente. Ma deve giustificare la richiesta con nuove valutazioni scientifiche, e l’Efsa (l’Autorità per la sicurezza alimentare) deve ritenerle fondate. Nel caso del mais Mon810, questo il suo nome confidenziale, l’ultima valutazione risale a un anno fa e l’Efsa non ha riconosciuto l’esistenza di rischi. Voce a favore di Fidenato, per adesso, la Confragricoltura. Mario Guidi, il presidente: «Lo difenderemo. Noi siamo per la coesistenza delle coltivazioni, e se l’Italia non è stata in grado di affrontare il problema è colpa sua. Vogliamo continuare a dilapidare intelligenza, a lasciare la ricerca alle università degli altri»? Non è solo un problema di sicurezza, tuttavia. In gioco c’è la bio-diversità e con essa le economie locali, la difesa del territorio, l’inquinamento da trasporto, la cultura. Tirando in ballo la libertà, Fidenato spiazza tutti.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.