Responsabilità, il segreto della vita

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Corriere della Sera
Armando Torno

Lo Stato non può togliere all`individuo la libertà di morire secondo natura e non può  imporre il prolungamento artificiale della vita. Né può levargli in modo violento la libertà: questo sarebbe pensabile soltanto in un regime 
assolutistico. Non soltanto simili imposizioni sono da considerare antiliberali, ma anche e soprattutto antiumane. 
Abbiamo cercato di riassumere un concetto che Giovanni Reale e Umberto Veronesi condividono nel libro che hanno scritto insieme e che uscirà mercoledì, Responsabilità della vita. Nove densi capitoli e un`appendice dove il filosofo e lo 
scienziato discutono tra l`altro del significato di vita e morte, di quel grande mistero che continua a essere la salute, del medico o delle cure («curare l`anima per curare il corpo»), del caso Welby o di Eluana Englaro. Con l`importanza morale e sociale che hanno avuto e continuano ad avere. Potremmo aggiungere che il pensiero condiviso da Reale e Veronesi collima con quanto sosteneva ne Il sistema tecnico (tradotto da Jaca Book) Jacques Ellul. Lo studioso francese metteva in evidenza quel che governa alcuni momenti topici della vita: «Non è praticamente mai il paziente a essere chiamato a decidere. È il tecnico. La Tecnica aumenta la libertà del tecnico, ossia il suo potere, la sua potenza. Ed è a questa crescita di potenza che viene sempre ricondotta la sedicente libertà dovuta alla Tecnica… Essa permette di modificare, di deviare, di respingere il processo naturale (che ad esempio porterebbe alla morte), è evidente che la decisione dell`uomo si sostituisce alla “decisione” della “Natura”. Ma questa decisione non è quella dell`uomo interessato dal fenomeno, è quella dell`uomo detentore della Tecnica. Potere dell`uomo sull`uomo». Il prolungamento artificiale, se volessimo arrivare a una prima conclusione, significa negare all`uomo uno dei momenti più sacri della vita, giacché la morte è l`esatto contrario della nascita. Il libro è una riflessione senza infingimenti sul vivere e sul morire, sul significato delle cure, sul ruolo che ha la tecnica in questa materia che è parte dell`uomo. Al di là delle considerazioni degli autori e di quelle di Ellul, va aggiunto che viviamo in un tempo in cui i confini della vita e della morte si sono spostati rispetto al passato. Reale, per esempio, dopo aver ribadito che «la tecnica non va divinizzata», chiama 
«caco-tanasia» ciò che «lo Stato minaccia di impone», ovvero un accanimento terapeutico sui moribondi che non può certo recare una fine «felice»: la considera soltanto un prolungamento dell`agonia. E in tal caso la tecnologia, anziché offrire una porzione di paradiso sulla terra, realizza l`inferno. Veronesi in questo «confronto tra un credente e un non credente» sottolinea che la scienza si differenzia essenzialmente dalla tecnica. Quest`ultima è «semplicemente uno strumento della scienza» e «risponde solo al mercato»; in altre parole, la scienza «è un sistema di pensiero», mentre 
«la tecnologia mira a un obiettivo di applicabilità, e non si pone problemi etici». Ricorre poi all`efficace distinzione di Umberto Galimberti: «La scienza mira a conoscere tutto ciò che si può conoscere per migliorare la condizione umana, mentre la tecnica mira a fare tutto ciò che si può fare in un orizzonte privo di finalità». È un confronto serrato, continuo. Il medico e il filosofo un tempo erano la medesima persona, in questo libro ritornano in mille occasioni a esserlo. Confessa Veronesi: «Ho imparato più in cinquant`anni di professione che il medico dovrebbe pensare più spesso che il 
suo compito non è soltanto quello di curare una malattia, ma quello di “compone le dissonanze” e riportare ordine nel caos che essa crea a livello individuale». Da parte sua Reale ricorda che l`uomo moderno ha perso quelli che nella tradizione erano considerati, in modo emblematico, i momenti sacrali: il matrimonio, la nascita, la morte. Lo smarrimento 
del senso della morte, il non riconoscerne la natura, è l`uguale e contraria confusione che si è diffusa sul senso della vita. C`è comunque, e non poteva non esserci, un disaccordo tra i due: riguarda l`eutanasia. Per Reale nel 
momento finale l`uomo va aiutato a lenire i dolori del trapasso ma non accetta che si interrompa la vita con strumenti o con farmaci in modo aggressivo e violento. Ciò non toglie che chi desiderasse accettare gli accorgimenti che la tecnologia è capace di mettere in atto, deve essere libero di farlo; ma allo stesso modo sia libero di respingerli colui 
che li rifiuta. Reale è un cattolico convinto; ribadisce: la natura l`ha creata Dio, la tecnologia l`uomo. Veronesi va oltre e sostiene che ogni individuo ha diritto di dispone della propria vita. Scrive, tra l`altro, che se un uomo «non vuole andare oltre in un dolore insopportabile, la medicina deve trovare il coraggio di anticipare la morte, scelta e agognata, e nessuno dovrebbe ergersi al ruolo di guardiano di una vita torturata e rifiutata come un incubo peggiore della morte». In margine è il caso di evidenziare che il termine «eutanasia» ricopre ormai un`area semantica molto ampia. Occorre distinguere i vari significati che include. Lo staccare la spina, per Reale, non rientra in essa: è semplicemente non essere vittima di un inferno che non è la natura. Sia Reale che Veronesi invitano a meditare a fondo su un argomento che potrebbe portare, senza particolari problemi, a un abbraccio tra chi crede e chi no. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.