Sabato parteciperò con il professor Arnaldo Benini, neurochirurgo, ad una puntata del “Maratoneta” sull’Alzheimer, in cui si parlerà anche di eutanasia. Il professor Benini mi ha segnalato un suo saggio dal titolo “Eutanasia e testamento biologico in una società secolarizzata. Il saggio è apparso quale tempo fa, ma è talmente chiaro ed esauriente che penso sia utile riproporlo sul nostro sito proprio in questi giorni, mentre parte la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare in favore della eutanasia. La sua lettura fornisce spunti molto utili per quanti di noi si impegneranno in un’opera di convincimento di potenziali firmatari della proposta. Ecco alcuni brani su temi nodali delle scelte di fine vita.“Il valore dell’esistenza non è la vita, ma il suo contenuto. Se esso è atroce, si può giudicare la propria vita insopportabile. L’uomo nelle società secolarizzate ha il diritto di decidere in libertà su questo aspetto cruciale della sua – e solo della sua – esistenza”.“La differenza, in realtà illusoria, fra le due forme d’eutanasia, per cui la passiva è tollerata mentre l’attiva comunque ed in ogni caso è condannata, può portare non solo a conse-guenze moralmente inaccettabili, ma anche a sofferenze inaudite. L’eutanasia è, dal punto di vista morale, unica. Essa può consistere nell’interruzione di trattamenti e cure indispensabili alla vita, oppure, in accordo col malato, nel facilitare il trapasso con medicamenti. Dal punto di vista morale non c`è alcuna differenza, perché in entrambi i casi la conseguenza è la morte”.“Dal momento che il suicidio è un diritto inalienabile e naturale, la persecuzione giudiziaria di chi assiste il malato che vuole uccidersi per ragioni gravi è incomprensibile. Il rifiuto dell’assistenza al suicidio equivale in genere al prolungamento della sofferenza”.“La volontà di morire espressa nel testamento biologico non può non essere disattesa nei casi di ammalati di demenza, cioè di Morbo di Alzheimer (65% dei casi), spesso aggravato dalla demenza arteriosclerotica (15%”).Solo sull’ultima affermazione del professor Benini non sono del tutto d’accordo, ma poiché egli stesso esprime qualche dubbio in materia, penso valga la pena di riflettere a fondo su un problema che già oggi, in Italia, interessa potenzialmente quasi un milione di malati.
In allegato il saggio integrale di Benini

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.