E’ bastato un decennio per gettare le basi di un nuovo modello di sviluppo della scienza investendo nei giovani, nella divulgazione e nell’educazione. Per dare alla scienza un ruolo più completo nella società, un ruolo che comprenda anche la tutela dell’uomo e una forte spinta civilizzatrice. Era il 25 maggio del 2003 quando Umberto Veronesi, direttore dell’Istituto oncologico europeo e simbolo nazionale della lotta al cancro, dava vita alla Fondazione che porta il suo nome. Sono stati dieci anni di intenso lavoro e confortanti successi, in cui i finanziamenti erogati per progetti e borse di ricerca sono passati dai 150mila euro del 2003 agli attuali 4 milioni 879mila, senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: sconfiggere il male del secolo investendo non solo nella cura dei tumori, ma anche nella loro prevenzione e diagnosi precoce. Oggi, a quasi 88 anni, Umberto Veronesi può dunque essere soddisfatto dell’attività della Fondazione e dichiararsi ottimista riguardo al futuro della ricerca. Professore, a che punto siamo nella battaglia contro il cancro? «Quando ho scelto di essere oncologo, cinquant’anni fa, ero convinto che avrei chiuso gli occhi sapendo che il cancro era sconfitto. Ma così non sarà. Anche se quel giorno non è lontano».
Quanto lontano? «Mi sento di dire che è vicino, anche se voglio essere prudente. Ma sulla base dei progressi degli ultimi 15 anni ritengo che in un prossimo decennio o poco più scopriremo tutte le cause biologiche e ambientali dei tumori. Li controlleremo e raggiungeremo livelli di guaribilità elevati come la medicina ha fatto per altre epidemie. Ma nel presente è importante anche riuscire a dimostrare che avere un tumore non è una condanna, che è una malattia, se pur difficile, che si può curare. La prevenzione, l’informazione a questo sono scopo indispensabili. Sapere è un nostro diritto fondamentale».
La difesa dei diritti è uno degli obiettivi più importanti della Fondazione, perché scienza ed etica camminano a fianco…L’etica è uno strumento che ogni buon ricercatore dovrebbe usare quotidianamente. Promuovere la scienza significa proteggere l’esercizio di un diritto umano fondamentale, la libertà di perseguire la conoscenza e il progresso, ma anche favorire lo sviluppo di condizioni di vita migliori per tutti. E tutta qui la questione: l’etica deve accompagnare il percorso di ricerca piuttosto che precederlo o seguirlo. Scienza significa conoscenza. E quindi contribuisce alla civilizzazione dell’uomo cal suo benessere. Al contrario, l’ignoranza non dà diritti».
Per esempio? «Il diritto di sapere, come accennavo prima, il diritto alla genitorialità anche per le coppie sterili o portatrici di malattie genetiche, il diritto alla pace come primo fra i diritti umani. Serve informazione, cultura per arrivare a certi traguardi».
Per questo nel 2009 ha dato vita a Science for peace, movimento all’interno della Fondazione? «Con Science for peace siamo usciti dal laboratorio, da una certa torre d’avorio, per portare la scienza nella vita di tutti i giorni. Dal 2009 abbiamo coinvolto mille scuole, l0mila studenti, Nobel e speaker mondiali, avanzando proposte concrete come l’abbandono della violenza e i suoi strumenti, ma anche la necessità di cambiare il sistema giudiziario, abolendo l’ergastolo, la più atroce delle pene perché ti ammazza lasciandoti vivo. Puntando a una giustizia rieducativa, al recupero di una personacheneurologicamentecambia,si rinnova, come ha dimostrato la scienza».
Ma se un uomo ha ucciso barbaramente qualcuno, non è giusto che paghi? Non è diritto della vittima ottenere giustizia? «Certo. Ma portando a qualcosa di buono: una giustizia vendicativa non riduce la criminalità. L’ergastolo è una pena antiscientifica e anticostituzionale. Science for peace, a questo riguardo, sostiene due verità importanti, confermate da recenti studi in neurologia e genetica: il nostro cervello si rinnova continuamente perché è dotato di cellule staminali proprie in grado di generame di nuove. Quello che abbiamo in testa a vent’anni è diverso da ciò che pensiamo a quaranta, e quindi la persona che abbiamo messo in carcere oggi non sarà la stessa in futuro. Dunque deve e può esistere per ogni uomo la chance di cambiare con una strategia di rieducazione mirata. In secondo luogo studiando il Dna abbiamo scoperto che l’essere umano per natura non è per niente aggressivo. I nostri geni dimostrano che biologicamente e antropologicamente siamo predisposti alla solidarietà, alla fratellanza e non alla violenza: aggredire, ferire, uccidere non è un bisogno primario dell’uomo, ma la risposta a cause esterne».
Anche per questo da oltre 40 anni ha eliminato la carne dalla sua dieta? È così, la mia scelta vegetariana si basa su un’etica individuale che privilegia la non violenza, il rispetto per ogni forma vivente per l’ambiente.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.