Aborto, le donne di Sel pronte a dar battaglia

La Gazzetta del Mezzogiorno
Rob. Calp.

 «Con le recenti dichiarazioni di obiezione di coscienza da parte di alcuni medici e assistenti sanitari dell’ospedale San Paolo di Bari, la già difficile accessibilità nel capoluogo pugliese e negli altri principali centri della regione, al servizio di interruzione volontaria di gravidanza nei presidi pubblici peggiora ulteriormente, in una situazione, quella pugliese, che complessivamente, al di là di qualche caso positivo (Asl BAT, per esempio), non riesce ad attuare completamente la legge 194». Inizia così un documento firmato dalle donne di Sel, dopo il «caso San Paolo», ospedale in cui gli ultimi medici rimasti «non obiettori» hanno optato nei giorni scorsi per l’obiezione di coscienza, bloccando di fatto la possibilità di abortire. Il problema aborti, apparentemente, è in qualche modo sotto controllo: in attesa che l’Asl recluti un ginecologo «ad ore» non obiettore, chi vuole fare ricorso all’interruzione di gravidanza può rivolgersi al Policlinico o a due cliniche private. L’ex Consorziale ha infatti rinforzato la presenza dei medici non obiettori con una terza unità, garantendo sia l’aborto mediante la pillola «Ru 486» sia mediante intervento chirurgico. Oltretutto la Puglia, nel panorama nazionale, si colloca tra le regioni che, pur presentando un trend in discesa, mantiene comunque una elevata percentuale di interruzioni volontarie di gravidanza tra le donne di età compresa tra i 18 e i 49 anni. Da qui, come detto , l’intervento delle iscritte a Sinistra ecologia e libertà: «È incredibile – affermano – che a trentacinque anni dalla sua promulgazione la legge sull’aborto non riesca a diventare un fatto pacifico nella discussione pubblica e nell’organizzazione del servizio sanitario, capace di mettere al centro la salute di genere, l’autodeterminazione e la maternità come scelta. La legge 194 è continuamente posta sotto attacco: la continua riduzione dei consultori, la difficoltà di accesso alla RU486, la quantità crescente di obiettori che spesso sono spinti anche da motivazioni non legate alla loro coscienza, sono circostanze che di fatto ledono un diritto». Per non parlare – proseguono . «degli episodi di terrorismo etico come la proposta di istituzione di cimiteri per feti, che anche nella nostra regione è stata avanzata in un Comune. La Puglia è al quinto posto in Italia come numero assoluto di interruzioni volontarie di gravidanza (sono state 9123 nel 2011, di queste solo il 13 % passa da un Consultorio), con una recidiva oltre la media nazionale e al primo posto per rapporto di abortività (cioè ogni mille nati vivi ci sono 270 Ivg). Nella Asl Bari le due case di cura private che le praticano hanno effettuato nel 2011 ben 2606 Ivg a fronte delle 1071 eseguite nel pubblico. E al Policlinico di Bari in un anno ne sono state praticate soltanto 272. Un rapporto pubblico-privato che è completamente invertito. A Bari e in tutta la Puglia le donne hanno sempre difeso con tenacia la 194, molto lavoro prezioso è stato fatto su questo terreno da associazioni, gruppi, singole, sia con azioni di lotta e protesta che con azioni di sostegno attivo alle istituzioni per una politica della salute integrale e di genere. Oggi una nuova emergenza si affaccia, ed è necessario affrontarla con la stessa tenacia di sempre ed è quella che riguarda il capitolo delle donne, sovente straniere, costrette a ricorrere all’aborto clandestino. La nomina di Elena Gentile come assessore alla Sanità regionale apre sicuramente uno spazio di confronto e di ricerca delle soluzioni che recentemente sembrava affievolito su questo argomento, ma accanto all’azione istituzionale è necessario fare appello a tutte le donne e alle associazioni che hanno a cuore la piena applicazione della legge 194, a costituire forme di coordinamento, che portino ad iniziative politiche, legali, di mobilitazione. Scegliamo insieme – concludono a Sel – in modo che a tutte sia consentito di scegliere.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.