«l`incoerenza del sistema legislativo italiano», laddove la legge 40 vieta l`impianto dei soli embrioni non affetti dalla malattia dei genitori, anche se gli stessi genitori sono poi autorizzati a ricorrere all`aborto se il feto è affetto dalla patologia. Dopo la bocciatura di agosto, sotto la pressione della Conferenza Episcopale Italiana, il ministro della Sanità, Renato Balduzzi aveva deciso di contestare la sentenza di Strasburgo, provocando le proteste dei laici per una decisione che esulava dalle competenze di un esecutivo tecnico. Nel suo appello, il governo italiano aveva sostenuto che il divieto della diagnosi pre-impianto era destinato a tutelare la salute del bambino e della donna, a rispettare la libertà di coscienza delle professioni mediche e a evitare il rischio di derive eugenetiche. Ma per la Corte europea dei diritti umani, l`Italia rimane uno dei pochissimi paesi, insieme a Austria e Svizzera, a vietare questa pratica per prevenire la trasmissione di malattie genetiche. «E` stata eliminata una dolorosa discriminazione nell`accesso alle cure», ha spiegato Filomena Gallo.
Legge 40. Strasburgo boccia l’Italia

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.