Seppellire i feti: giusto o no?

Il 6 febbraio del 2007, la giunta Formigoni approva, in materia di “attività funebri e cimiteriali”, un correttivo al precedente regolamento (n 6, 9 novembre 2004) che solleva una valanga di polemiche e segna un precedente importantissimo. Tutti i feti, gli embrioni e il materiale abortivo deve essere tumulato in fosse comununi, insieme agli arti, per obbligo di legge, salvo differenti disposizioni dei genitori. L’art 11 recita: “Per i prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle venti alle ventotto settimane complete e per i feti che abbiano presumibilmente compiuto ventotto settimane di età intrauterina, nonché per i prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle venti settimane, la direzione sanitaria informa i genitori della possibilità di richiedere la sepoltura. In mancanza della richiesta di sepoltura, si provvede in analogia a quanto disposto per le parti anatomiche riconoscibili”. Con quest’ultima locuzione si rimanda all’art 10 del vecchio provvedimento regionale (il 6 del 2004) che impone la sepoltura degli arti “per le quali il defunto, i suoi familiari o comunque gli aventi titolo non abbiano provveduto ad altra destinazione”. Le direzioni sanitarie debbono informare i genitori della possibilità di richiedere la sepoltura anche sotto le venti settimane ma, in assenza di esplicita richiesta, procedono comunque alla tumulazione. Dopo le 24 ore, infatti, tutto ciò che viene espulso non è più di “proprietà della madre”, ma risponde alla struttura sanitaria dove si è effttuato l’aborto, come spiega il direttore medico della Mangiagalli di Milano, Basilio Tiso: “Nelle strutture lombarde vi è un cartello che avvisa della possibilità del seppellimento, ed è citata la legge anche nel modulo che la donna firma per autorizzare l’aborto. Ma non vi è cenno esplicito del fatto che, a prescindere dal suo consenso, i resti verranno comunque inumati”.

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