L’America di Obama sceglie l’aborto e i diritti dei gay

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La Stampa
Paolo Mastrolilli

Il presidente Obama ha lanciato il suo manifesto progressista, nel discorso dell’Inauguration, perché ha la sensazione che l’America si stia spostando sulle posizioni liberal. Almeno sulle questioni sociali, come aborto e matrimoni gay, la maggioranza è cambiata. Lo dimostra un sondaggio pubblicato ieri dal «Wall Street Journal», secondo cui il 70% degli americani è favorevole alla sentenza Roe vs. Wade, che quarant’anni fa legalizzò l’aborto. Ora la sfida è allargare questo consenso a temi come l’immigrazione, le tasse, il welfare, il debito, il riscaldamento globale, le armi, e vedere quanto si può realizzare con i repubblicani il controllo della Camera. 

 

L’America liberal sta ancora celebrando il discorso di lunedì, perché lo considera il punto di svolta che rilancia la sua agenda, e cala il sipario sul reaganismo. Se Bill Clinton si era rassegnato a dire che «l’era del big government è finita», Obama ha rivendicato invece il diritto e il dovere dello Stato di intervenire per determinare la direzione del Paese. Le reazioni sono state contrastanti: i progressisti hanno esultato, mentre i repubblicani, tipo l’ex consigliere di Bush Karl Rove, hanno letto il discorso come un’aggressiva sfida ai loro valori. Alcuni conservatori più moderati, come l’editorialista del «New York Times» David Brooks, hanno riconosciuto la raffinatezza dell’intervento del capo della Casa Bianca, definendolo un manifesto per il «progressismo pragmatico e patriottico» che ora richiede una risposta. Al Gop non basterà più dire di no: dovrà presentare la propria alternativa, indicando i punti dove può accettare il compromesso e quelli su cui bisogna discutere. 

 

In attesa che questo processo si compia, il sondaggio pubblicato dal Wall Street Journal nell’anniversario della sentenza Roe vs. Wade spiega forse la logica dietro alla nuova strategia più decisa di Obama. Il 70% degli americani vuole che la decisione della Corte Suprema resti in vigore, e questa percentuale è in ascesa costante. Le opinioni sull’aborto continuano ad avere sfumature variegate: il 31% pensa che debba essere sempre legale; il 9% sempre illegale; il 23% legale con delle eccezioni; e il 35% illegale, tranne in casi di stupro, incesto e pericolo per la vita della madre. La sostanza però è che la maggioranza accetta la pratica, e infatti gli oppositori hanno cambiato strategia: la corsa ad un emendamento costituzionale, o una legge federale che vieti le interruzioni di gravidanza a livello nazionale, è finita. È stata sostituita da piccoli interventi legislativi, o iniziative locali, finalizzate a limitare l’aborto colpendo aspetti specifici: quello nel terzo trimestre, quello chimico, eccetera. 

 

Il sondaggio del «Wall Street Journal», però, rivela una direzione generale del Paese che si ritrova anche su altri punti. Ieri, per esempio, Obama ha partecipato al tradizionale giorno di preghiera nella National Cathedral di Washington, che proprio pochi giorni fa ha annunciato l’intenzione di celebrare i matrimoni gay. Sulle armi la sua offensiva è più complicata, perché la maggioranza degli americani sostiene ancora il Secondo emendamento della Costituzione, ma l’opposizione ai mitra da guerra è diffusa. Ora si tratta di allargare questo consenso anche alla riforma dell’immigrazione basata sull’accettazione di chi viene a lavorare e rispetta le leggi, il riscaldamento globale, la riduzione del debito alzando le tasse ai più ricchi, la difesa della sanità pubblica. Se Obama costruirà questa maggioranza liberal, avrà due scenari davanti: o riuscirà a ottenere dei risultati in Congresso, o accuserà l’ostruzionismo repubblicano di paralizzare il Paese, sperando che gli elettori tolgano la Camera al Gop nel 2014. 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.