Ringrazio l’avvocato Filomena Gallo per questo invito che per me costituisce un’opportunità di riflessione su un tema molto importante per le persone che vivono nel nostro Paese. Ho una considerazione da fare, che è un po’ più vasta del tema di cui vi state così bene occupando questa mattina. Non so se è una riflessione condivisa o condivisibile ma la sento davvero molto fortemente. Penso che anche in un momento di crisi economica grave e globale come questo, chi lavora all’interno di un Parlamento e ha delle responsabilità istituzionali, non possa mettere da parte le altre questioni, quelle che non riguardano solo lo spread, quelle che concernono le persone e, per esempio, il diritto di avere un bambino. Mi rendo certamente conto che c’è la necessità di affrontare, e speriamo di risolvere, l’emergenza economico-finanziaria, però penso che la procreazione medicalmente assistita, il testamento biologico, le unioni civili, la questione degli ospedali psichiatrici giudiziari, solo per citare alcuni dei temi della nostra agenda, non possano essere relegati in secondo piano, mai. Grazie quindi a Filomena Gallo che mi ha dato l’opportunità, per prepararmi a questo intervento, di rileggere tutta la documentazione parlamentare relativa a quanto fatto negli ultimi mesi in tema di procreazione medicalmente assistita.
Credo che il dibattito che si è svolto soprattutto alla Camera ponga alcuni quesiti fondamentali. Innanzitutto credo che siano inaccettabili le affermazioni fatte dall’ex Sottosegretario Eugenia Roccella durante le sedute della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati dell’11 ottobre e del 3 novembre 2011; affermare che il decreto Sirchia del 2004 non è stato attuato perché ci si è resi conto che ci sono ragioni tecniche e giuridiche è piuttosto grave. Che occorrano otto anni per rendersi conto di questioni tecnico-giuridiche fa pensare anche a una persona come me, che non crede ai complotti e non fa dietrologia, che forse c’è altro, ossia c’è la volontà di innalzare un muro di gomma rispetto a un percorso che invece la legge e i decreti avevano indicato con chiarezza.
C’è poi la questione delle linee guida dell’ex Sottosegretario Eugenia Roccella. Anche questo è un problema che deve essere affrontato con la necessaria severità perché non è accettabile che vengano scritte e sottoposte al Consiglio Superiore di Sanità delle linee guida che in maniera sorprendente non tengono assolutamente conto del percorso fatto in questi anni da alcuni Tribunali, come quello di Salerno, quello di Firenze, quello di Bologna.
Interpeto come coraggiose le parole di alcuni esperti come il professor Cittadini che ha affermato con molta chiarezza che, in assenza di norme diverse, egli pratica la diagnosi pre-impianto per poter aiutare nel percorso di costruzione di un nucleo familiare le coppie che, pur essendo fertili, temono di poter trasmettere al proprio figlio o alla propria figlia una malattia di origine genetica.
Insomma, viviamo in una fase di confusione che dobbiamo purtroppo soltanto al mancato adeguamento a quelli che sono stati i percorsi scritti dalle leggi, dai decreti e dalle sentenze dei Tribunali.
Ho riflettuto molto negli ultimi anni anche sulla questione della donazione o della adozione degli embrioni. Ho trovato molto interessante il dibattito stimolato dagli onorevoli Coscioni e Palagiano alla Camera dei Deputati su questo tema. Credo che anche qui l’attenzione alla terminologia sia estremamente importante. Non ho convinzioni definitive, penso però che la sottolineatura fatta dall’on.le Coscioni relativamente alla “donazione” di embrioni sia fondamentale.
Ho cercato di studiare cosa abbiano fatto gli altri Paesi in proposito. In Europa ci sono posizioni diverse. Sono favorevoli la Gran Bretagna, la Finlandia e la Spagna (con una prima legge del 2003, poi confermata nel decennio successivo), sono contrarie invece la Norvegia, la Svezia, la Danimarca e la Germania (che ha votato no anche sull’utilizzo delle staminali). Però in tutti i disegni di legge ho sempre trovato l’espressione “donazione” (di embrioni a scopo riproduttivo), non “adozione”. Fa eccezione solo la legislazione degli Stati Uniti, ma in questo caso le regole sono davvero molto diverse e si è mirato ad una soluzione pragmatica più che giuridica: negli USA si crioconservano gli embrioni fino a quella che viene ritenuta l’età fertile della donna (e anche per questo ci sono variazioni da centro a centro), poi si chiede alla coppia di scegliere fra 3 opzioni (1. distruzione, 2. donazione per ricerca e 3. donazione a scopo riproduttivo per un’altra coppia, spesso previo incontro fra le due coppie). Insomma, un approccio davvero molto diverso dal nostro. Ci deve sorprendere fino a un certo punto perché la giurisprudenza americana fa riferimento ad una visione della vita e della società spesso molto diversa dalla nostra.
Mi avvio a concludere dicendo che proprio pochi giorni fa (grazie di nuovo a Filomena Gallo per averne rivisto il testo) ho presentato una interrogazione al Ministro della Salute, Renato Balduzzi, per capire come può succedere che nel nostro Paese, nonostante non siano stati definiti i requisiti minimi dal punto di vista organizzativo, culturale e tecnologico dei nostri centri di procreazione medicalmente assistita, sia però stata avviata un’attività di ispezione negli stessi centri (ovviamente dal precedente Ministro, questo lo capiamo). Presupponiamo che l’attività di ispezione debba essere legata a delle regole definite, che invece non ci sono.
Crediamo poi che le nuove linee guida vengano discusse e vengano emanate anche sulla base di quanto è stato deciso nei Tribunali, e non ignorando questo percorso.
Devo anche dire che nelle prossime settimane spero, attraverso la Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, di inviare un questionario ai centri di procreazione medicalmente assistita per ottenere delle risposte precise, per esempio, sul numero di embrioni crioconservati ad oggi.
Infine, credo che il Parlamento dovrebbe riaffrontare questo argomento con una legge che sia veramente specchio della conoscenza scientifica più aggiornata e del sentire reale dei cittadini. Il Parlamento ha il compito di seguire proprio questo tipo di percorso: esprimere principi non etici, ma giuridici. Ognuno di noi utilizzerà poi la legge interpretandola a seconda della propria cultura e conoscenza.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.