Che fine ha fatto l’Ellaone?

Pubblico
Alessandro Capriccioli

Chiedetelo alle donne 000 Ricordate la pillola dei cinque giorni dopo, sbarcata in Italia qualche tempo fa in mezzo agli anatemi degli integralisti di ogni ordine e grado? La notizia di questi giorni è che l’Ellaone – questo il nome commerciale del farmaco -, venduto in altri paesi come contraccettivo d’emergenza senza bisogno di ricetta medica, nel nostro paese viene prescritto con enorme difficoltà. Già, perché dalle nostre parti è prevista non soltanto la necessità di una ricetta medica non ripetibile – esattamente come avviene per la pillola del giorno dopo – ma perfino, udite udite, l’obbligo di effettuare un test di gravidanza preventivo. Il risultato?

A sei mesi dall’arrivo della pillola in Italia ne sono state vendute 4.500 confezioni, contro le 13.000 vendute in Germania. Il che equivale a dire che migliaia di donne hanno dovuto rinunciare a utilizzarla, con la conseguente necessità di sobbarcarsi una gravidanza indesiderata e presumibilmente un aborto. Il Presidente della Smic (Società Medica Italia-na per la Contraccezione) ha definito l’obbligo del test di gravidanza "un’anomalia tutta italiana", precisando che 7 ginecologi su 10 rinunciano a prescriverla proprio in ragione di tale complicazione. Sono lontani i tempi in cui l’imposizione della propria coscienza su quella delle donne doveva essere posta in essere negando loro un diritto ed esponendosi così alle denunce del caso: nel caso dell’Ellaone si è provveduto a risolvere la questione alla radice. Il che conduce al solito interrogativo: chi sono i veri antiabortisti? Quelli che gridano contro la contraccezione o quelli che cercano di difenderla e diffonderla? No, perché sia chiaro: le donne che avrebbero bisogno della pillola dei cinque giorni dopo non lo vogliono, un figlo; e quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, saranno costrette ad affrontare un’interruzione di gravidanza. Magari alcune di quelle donne, pochissime, saranno convinte a "ravvedersi" dagli attivisti pro- life che pullulano nei nostri ospedali: ma tutte le altre? Meglio farle abortire che consentire loro l’accesso a un farmaco contraccettivo? Forse, dal loro punto di vista, sì. Che abortiscano con dolore. Così imparano.