Intervista al Ministro Balduzzi

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Il governo avvia la  riorganizzazione della  Sanità. Ma Regioni e  Comuni contestano  i tagli. Sul ricorso   contro la sentenza sulla  Legge 40: chiedere  chiarimenti è interesse  di tutti. Parla il ministro  della Salute Balduzzi  

Ambulatori aperti 24 ore su 24, che liberano i Pronto soccorso dal sovraccarico  di lavoro. Centri pubblici territoriali  dove ci si può sottoporre a screening di prevenzione  e consultare specialisti. Poliambulatori con  una équipe di medici di base che, collegati in rete,  possono per esempio inviare in ospedale via web  la cartella clinica del paziente che si deve ricoverare.  Li chiamano "Case della salute" e in Italia ne  esistono già diversi. Sono esempi avanzati, come  quello nato nella Usl 11 di Empoli per iniziativa di  un gruppo di medici di famiglia. Intanto altre realtà  pilota stanno crescendo in Toscana e in Emilia Romagna.  Il ministro della Salute Renato Balduzzi ha  deciso di farne un modello di servizio medico territoriale  da estendere in tutta Italia. Questo progetto  è il cuore del Decreto legge che porta la sua firma  e che, dopo un itertravagliato, ha avuto il via libera  del Consiglio dei ministri. Ma se il tentativo di  coniugare salute e sviluppo, valorizzando le competenze  mediche attive sul territorio, è stato quasi  unanimemente apprezzato da operatori e Regioni,  più di un dubbio è stato sollevato sulla fattibilità  della "Riforma Balduzzi" che secondo il governo  dovrebbe essere a costo zero. Dal 2010 a12014, in   base a quanto già stabilito da  più governi, il fondo della Sa-  nità italiana sarà privato di 21  miliardi di giuro. In questa congiuntura  da dove potranno venire  le risorse per far partire  progetti che, nella fase di start  up, necessitano quanto meno  di infrastrutture e di reti infor-  alibi per chi non vuole fare nulla. E di depotenziare  un cammino ormai consolidato. Quanto è scritto  nell`articolo 1 del decreto non è una rivoluzione.  Era già nella normativa da tempo. Noi abbiamo solo  fatto sì che, grazie a principi più chiari, l`istituzione  della medicina territoriale potesse essere un  obiettivo raggiungibile. Visto che se ne parla da oltre  15 anni nei dibattiti scientifici.  Presidenti di Regione come Errani e Rossi,  hanno contestato il ricorso al decreto in materia  di salute. Dopo il confronto parlamentare  la discussione approderà in conferenza  Stato-Regioni?  Sì e in questo caso sarà sottoposto alla Conferenza  unificata perché il decreto contiene competenze  che riguardano anche i Comuni. La conferenza  unificata è un parere autorevole, (obbligatorio  anche se non vincolante) che il Parlamento, in sede  di conversione in legge del decreto, è chiamato  a prendere in considerazione. Poi nel Patto per  la salute ci sarà un ulteriore confronto. L`importante  era dare il calcio di inizio. Ma si arriverà a definire  un accordo sia con le Regioni sia con le categorie  coinvolte.  Quali i tempi di attuazione?  Attraverso un accordo fra Stato e   Ci confronteremo  con gli enti locali  anche nel Patto per  la salute. Si arriverà  a un accordo   matiche? Lo abbiamo chiesto allo stesso ministro  Balduzzi. «Per quanto riguarda l`assistenza territoriale  bisogna ricordare che i principi introdotti  nel decreto sono già contenuti nella convenzione  nazionale con i medici di famiglia. E in quanto tali  sono già finanziati. Ora è possibile darne piena attuazione.  Quanto alle Unità complesse di cura primaria,  è chiaro che necessitino di risorse: la ristrutturazione  ospedaliera prevista dalla spending review  serve a liberare risorse. Tutto il risparmio che  la Regione riuscirà a realizzare in questo modo dovrebbe  finanziare la rete territoriale.  E se nascessero dei problemi sulle risorse?  Ne discuteremo con le Regioni che hanno già avviato  processi di sperimentazione. Tuttavia insistere  ora su questo punto rischia di diventare un   Regioni in sede di Patto per la salute,  si potrà prevedere una tempistica.  Auspico che accada nel minor  tempo possibile perché questa  è una esigenza avvertita dagli  utenti, dagli operatori, da tutti.  Il Sistema sanitario nazionale   è stato una grande conquista.  Ma la situazione reale dei servizi è "a macchia  di leopardo". Come garantire l`universalità  del diritto alla salute anche nelle Regioni in  forte deficit?  Il Sistema sanitario nazionale cerca di realizzare  il massimo grado di omogeneità. Certo, i livelli essenziali  di assistenza devono essere uguali ovunque.  Anche se poi nella realtà non sempre accade,  purtroppo. Ma il nostro sistema va in quella direzione.  E i piani di rientro non significano solo l`obbligo  a trovare un equilibrio finanziario. Si è visto,  infatti, che un equilibrio finanziario permette di dare  migliori servizi. Insomma non è tanto una questione  di asticella del fabbisogno ma in alcuni casi  un problema di disorganizzazione e inefficienza.  Un punto di criticità del decreto riguarda l`in-