Posso lasciare le "consegne" a qualcuno di fidato su cosa fare della mia vita quando io non fossi più in grado di decidere, magari per una malattia, per incidente o per vecchiaia? La risposta implica considerazioni talmente delicate da non essere state ancora risolte. C’è una legge sul "fine vita" arenata in qualche ramo del Parlamento e solo il fragore del caso di Eluana Englaro, nel 2009, quando la Cassazione mise nelle mani del padre la possibilità di "staccare la spina" in base ad una volontà, non dichiarata della giovane ma ricostruita attraverso elementi tratti dal suo vissuto, la portò all’onore della cronaca.
Da quel momento però è partito un movimento di opinione che non si è mai fermato e che a Padova ha ottenuto, soprattutto per merito della capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà, Marina Mancin, l’apertura di due sportelli dedicati al cosiddetto "testamento biologico". Posti nei quali registrare la propria volontà da far valere poi sia davanti ai famigliari che davanti ai medici.
Uno sportello è attivo nello studio di un avvocato, l’altro alla chiesa valdese. Ma dopo aver dichiarato la propria volontà c’è un ulteriore passo, il più importante, da fare. Andare alla segreteria generale del Comune e dire che la nostra volontà è depositata in uno dei due sportelli. II consiglio comunale infatti ha deciso che il Comune diventi garante della volontà della persona che fa la sua dichiarazione. Si può andare a dire dove si trova quella che si è fatta e ritrovarsi così in un elenco, "validato" e custodito dall’amministrazione.
La dichiarazione può essere esibita davanti ad un medico da parte di una terza persona, ma senza una legge apposita è solo un atto simbolico. Però è un fatto culturale enorme e da quando sono stati aperti gli sportelli nell’aprile scorso sono 106 i padovani che hanno depositato il loro testamento biologico: 52 dall’avvocato, 54 dai valdesi. Sedici anche in Comune. Un numero altissimo se si pensa alla scarsa pubblicità fatta dal comune. L’avvocato Carlo Fedele, con studio in via Berchet 16 dice: «Per ora lo sportello è aperto solo una volta al mese, di sabato, ma devo dire che, soprattutto all’inizio, c’è stata una buona affluenza. Sono venuti professori universitari, studenti, bancari. Direi che il 20 per cento è sotto i 30 anni, il 30 per cento fra i 30 e i 50, e il 50 per cento sopra questa età. La maggioranza è composta da donne.
Le persone arrivano con la loro dichiarazione sostenuta da uno o più "fiduciari". Io li invito a firmarla e la timbro, mentre la consigliere Mancin la vidima come pubblico ufficiale. Una busta sigillata con gli originali resta da noi e una in copia viene data alla persona dichiarante e ai suoi fiduciari». Avere il testamento biologico significa che qualcuno sarà informato delle cure che si intendono ricevere o rifiutare nel caso di incoscienza. E che la persona da noi delegata prenderà tutte le decisioni del caso. Fra le decisioni che si possono indicare ci sono anche; la volontà o meno di essere tenuti in vita dalle macchine; di ricevere farmaci oppiacei per alleviare le sofferenze; di donare gli organi; di permettere l’utilizzo del corpo a fini scientifici. C’è addirittura la possibilità di scegliere la forma del funerale, se civile o religiosa e se il corpo debba essere cremato o meno.