L’eutanasia di un bambino decisa in tribunale

Magazine

È in stato comatoso, non interagisce né riconosce i genitori, come dicono i dottori che lo stanno seguendo “non dimostra segni dell’istinto umano o desiderio di sopravvivere”: al bambino di un anno, ricoverato in Inghilterra in seguito a un incidente domestico che gli ha danneggiato irrimediabilmente il cervello, verrà staccata la spina.


La decisione come racconta il Telegraph non è stata facile, ha richiesto l’intervento di un giudice perché i genitori ultra religiosi non volevano rassegnarsi, e aggrappandosi al motto “dove c’è vita c’è speranza” miravano ad assistere il figlio con preghiere e amore genitoriale. Per i medici invece il panorama era ben chiaro: il bambino non avrebbe mai potuto riprendersi, e quello attaccato alle macchine sarebbe stato un vegetale per tutta la vita. In questi casi in Inghilterra si ricorre alla Giustizia, che pur rispettando l’istinto dei genitori non ha potuto dargli ragione.


“Nessuna comprensione della vita è completa se non contempla anche la morte, sorte inevitabile che tocca a ogni essere umano” ha detto il giudice Justice Hedley. “Spesso è più facile parlare di quello che non c’è, piuttosto che dei fatti, ma in questo caso abbiamo da un lato una morte serena nelle braccia dei genitori e dall’altra una morte prolungata attaccata ai cavi delle macchine e isolata da ogni contatto umano”.

Il processo decisionale ha messo a dura prova la morale del giudice, che alla fine ha optato per staccare l’assistenza delle macchine e dare al bambino una cura palliativa che lo spinga nelle braccia della morte. Tre anni fa davanti all’Alta Corte britannica arrivò la disputa tra due genitori di un bambino disabile, il padre voleva tenerlo in vita a tutti i costi e la madre no perché non avrebbe mai avuto una vita umana degna. Alla fine fu il padre a cambiare idea, dopo aver vagliato numerose prove mediche.  Nel 2006 invece un giudice ha stabilito che un bambino malato terminale di 18 mesi doveva essere tenuto in vita perché provava piacere nell’essere assistito dalla propria famiglia. Non è dunque la prima volta che si presentano situazioni simili, nel Regno Unito: la soluzione è sempre molto particolare e legata al contesto.