Al Senato ultimi ritocchi alla spending review
Un alleggerimento degli tagli alla ricerca, in particolare sul 2012. È quello sul quale per tutta la giornata di ieri si sono concentrati i relatori al Senato del decreto sulla spending review insieme al Governo nell’ambito della definizione del ristretto pacchetto di modifiche da approvare in commissione Bilancio.
Il correttivo abbozzato da Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd) prevede l’eliminazione del taglio di 33 milioni per quest’anno ai fondi del settore (ma non degli 88 annui per il prossimo biennio) e il sostanziale salvataggio di alcuni enti di ricerca. A cominciare da Arcus (beni culturali). Ipotizzata anche la sistemazione di Promuovi Italia, attraverso l’Enit e la sopravvivenza dell’Istituto per il Microcredito ma con il dimezzamento dell’attuale contributo dello Stato.
Per quanto riguarda le altre modifiche, i margini per un’ulteriore estensione della platea degli esodati sono quasi inesistenti. «Al momento le risorse non ci sono e quindi un’allargamento del bacino è impossibile, a meno che il Governo non trovi i fondi», ha detto Pichetto Fratin. Ma i sindacati, e anche il Pd, insistono. E domani ci sarà la manifestazione di Cgil, Cisl e Uil per chiedere il salvataggio di tutti i lavoratori esodati. Confermati invece l’allungamento dei tempi per la riduzione delle Province (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), che diventerà pienamente operativo a inizio 2013, e il ricorso a un taglio di tipo selettivo per le società in house. Su quest’ultimo punto Pichetto Fratin e Giaretta hanno lasciato capire che l’intenzione è di riformulare completamente l’articolo 4 del decreto prevedendo meno automatismi, con verifiche e un piano preventivo per permettere alle società di motivare la loro esistenza.
Tra i ritocchi su cui ieri era in corso una riflessione in commissione Bilancio a Palazzo Madama c’era anche la questione del credito d’imposta per le aree dell’Emilia Romagna colpite dal terremoto. Quasi certa appare un’ottimizzazione del capitolo riguardante il rafforzamento del metodo Consip per la centralizzazione degli acquisti di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni. Si sta studiano un ritocco per garantire la salvaguardia del prezzo migliore in tutti i contratti (anche quelli messi nero su bianco prima del decreto).
Ieri, tra l’altro, Consip ha nominato il nuovo Cda: Domenico Casalino è stato confermato amministratore delegato, i due nuovi consiglieri sono Giuseppina Baffi e Antimo Prosperi. Sempre ieri la commissione Bilancio ha cominciato a votare gli articoli del provvedimento. Anche se fino alla tarda serata risultavano accantonati i nodi principali: enti locali, lavoro e sanità. L’orientamento dei ralatori era di affinare, d’intesa con il Governo, gli emendamenti su questi versanti nel corso della maratona notturna per poi presentarli nella mattinata di oggi.
La Cornmissione conta di chiudere l’esame del provvedimento questa sera per passare domani il testo all’Aula dove il Governo ricorrerà alla fiducia. La blindatura, che servirà anche per inglobare nel provvedimento il decreto sulle dimissioni nella versione modificata dalle commissioni a Palazzo Madama, sarà votata domani stesso o, al più tardi, venerdì. Subito dopo il testo passerà alla Camera, dove dovrebbe ottenere il va libera entro il 2-3 agosto. Ieri il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, che il giorno prima aveva confidato nella saggezza del Senato nel modificare i tagli con parole interpretate come una velata critica alla strategia adottata dal Tesoro nello stendere il provvedimento, ha affermato: non c’è alcun «duello» nel Governo ma il testo «può essere migliorato nel corso dell’iter parlamentare».
Sull’allarme lanciato dalle Province sul pericolo di una mancata apertura del prossimo anno scolastico è intervenuto il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, assicurando che l’avvio delle lezioni non è affatto a rischio. Propriosulle Province è proseguito il lavoro per giungere a ritocchi calibrati del testo in Commissione. Dalla quale è arrivato un avvertimento preventivo dal presidente Antonio Azzollini (Pdl) ai numerosi rappresentanti di associazioni di categoria e i ministeri che affollavano il piano in cui si trova la piccola aula e che erano stati già al centro di polemiche durante l’esame del decreto liberalizzazione: «Non chiamate in continuazione i senatori perché siamo impegnati nei lavori».