Farmacisti in rivolta, arriva la serrata. Befera: troppi tagli

Corriere della Sera

Tanti dirigenti da tagliare. Un funzionario ogni 40 dipendenti contro uno su 20 previsti nelle altre amministrazioni. Trecento cui rinunciare in base al decreto legge sulle dismissioni, prima attuazione della revisione della spesa. Fa notare la differenza di trattamento il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, nel corso di un’audizione informale presso la commissione Bilancio del Senato: «Perdiamo il 25% delle attuali posizioni anziché il 20%, come gli altri». E non è l’unico rilievo. Befera ha sollevato il problema della retribuzione dei nuovi quadri, cioè di quei dirigenti che, in seguito ai tagli, manterranno importanti ruoli di responsabilità senza ottenere però la qualifica dirigenziale: «E’ necessario prevedere — ha detto — una retribuzione adeguata alla rilevanza delle funzioni da svolgere.

Da questo punto di vista — ha proseguito —, non ritengo adeguata la previsione contenuta nella norma». In particolare per Befera i quadri percepirebbero un’indennità di circa 9 mila euro annuali, «retribuzione oggi prevista come plafond massimo per i titolari delle posizioni organizzative attuali, che sono però caratterizzate da una complessità notevolmente inferiore». Quanto all’efficacia del provvedimento che deve essere votato dal Senato, Befera ha rilevato che i risparmi prodotti dai tagli non saranno immediati e si realizzeranno solo nel «medio periodo», mentre l’accorpamento tra l’Agenzia delle Entrate e del Territorio, sarà un «processo non breve nè agevole». Befera si è detto comunque «pronto a giocare la partita». La spending review comincia il cammino in Parlamento fra riunioni e polemiche urlate in Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate piazza. Oggi le Regioni concerteranno una linea e nel pomeriggio incontreranno il premier Mario Monti. Sono in allarme per le conseguenze su sanità e trasporti. Irritano in particolar modo i tagli sulla sanità. Secondo i calcoli di Vasco Errani, presidente della Conferenza Stato Regioni, «negli ultimi tre anni abbiamo ricevuto 21 miliardi di euro in meno, mentre la spesa privata è superiore ormai ai 30 miliardi. O si cambia o il sistema non reggerà». I risparmi riguardano soprattutto gli ospedali, individuati come una delle maggiori fonti di spreco. Settemila posti letto in meno, ha precisato il ministro della Salute Renato Balduzzi, anziché i i8 mila di cui si era parlato. Tra le categorie colpite, i farmacisti. Ieri l’associazione Federfarma ha manifestato davanti a Montecitorio fischiando il ministro del lavoro, Elsa Fornero, quando è comparsa sulla piazza. Minacciano una catena di chiusure, a cominciare dal 26luglio. Altre volte hanno espresso questa volontà, anche se soltanto a livello regionale, mai però messa in pratica. Sarebbe un’iniziativa eclatante con disagi per la distribuzione di medicinali. In serata hanno incontrato Balduzzi, la serrata potrebbe rientrare. Le misure contenute nella spending review, sostengono, comportano la riduzione dei loro margini di guadagno: «Per noi significa il rosso matematico. Così non ce la facciamo», ha detto il presidente, Annarosa Racca. Le più danneggiate sarebbero le farmacie rurali, gestite di solito da un’unica figura. Andrea Mandelli, presidente di Fofi, la Federazione degli Ordini, teme la perdita di 20 mila professionisti che sarebbero costretti a inter *** rompere l’attività già condizionata da precedenti interventi (leggi finanziarie, liberalizzazioni). In stato di allerta Farmindustria, l’associazione delle industrie, chiamate a coprire del 5o% lo sfondamento della spesa ospedaliera. In settimana verranno proposte una serie di iniziative per rispondere alla «botta». A caldo il presidente Massimo Scaccabarozzi aveva delineato la possibilità, da parte delle case madri, di rinunciare a far entrare nel mercato italiano farmaci innovativi. Non si arriverà a tanto, si spera, ma le imprese stanno già facendo i conti per individuare dove usare le forbici all’interno dei propri budget. Proteste si levano anche dal mondo dell’università che denuncia una discriminazione: quella che riguarda gli studenti non comunitari dei nostri atenei. Diciassette loro rappresentanti hanno firmato una lettera-appello ai ministri dell’Integrazione, Andrea Riccardi, e dell’Istruzione, Francesco Profumo, per stralciare dal provvedimento la norma che darebbe «la possibilità alle università italiane di aumentare ulteriormente la contribuzione studentesca in rapporto al finanziamento. Siamo ai limiti del razzismo» è la denuncia. Le tasse per gli studenti italiani, continua la lettera, sono già tra le più alte d’Europa. Con le nuove misure ci sarà la libertà di alzarle ancora per i fuori corso e per i non comunitari, in pratica senza nessun limite. Il che renderebbe in alcuni casi inaccessibile l’iscrizione.