La normativa italiana incentiva parecchio la scambiabilità tra il prodotto di marca e l’equivalente. Malgrado ciò, i generici – sono a disposizione 233 principi attivi o associazioni – stentano a decollare: il mercato è cresciuto lentamente, passando dall’uno per cento del 2000 al 14 per cento del totale delle confezioni dispensate ogni anno in Italia, e i17 per cento della spesa totale, pubblica e privata, per un ammontare di 800 miliom di euro. Una quota ancora molto limitata, specie in considerazione del fatto che più del 55 per cento dei medicinali a disposizione è a brevetto scaduto. E quest’anno scadrà la protezione brevettale di altre 44 molecole, alcune nella top ten delle più vendute. L’atorvastatina, usata per ridurre il colesterolo, è il medicinale più acquistato al mondo: solo in Italia – i dati sono dell’Ims Health, una multinazionale specializzata in analisi di mercato – la sostanza ha portato nelle casse dell’azienda produttrice 490 milioni di euro tra l’agosto 2010 e quello 2011.
Anche per l’irbesartan, il farmaco contro l’ipertensione, scadrà il brevetto: sono 127 i milioni che ha fruttato al suo produttore. All’elenco si aggiungono altre decine di brevetti in scadenza, tra cui quello del Viagra, con un valore delle vendite che si aggira intorno ai 66 milioni di euro. Se in Italia gli equivalenti incutono ancora una certa diffidenza, non è così nel resto d’Europa: in Danimarca i generici costituiscono poco meno del 60 per cento del mercato, in Gran Bretagna il 52, in Germania il 50 e in Olanda le vendite sfiorano i140 per cento. In Francia il dato cala considerevolmente, al 10 per cento, ma si spiega con una politica dei prezzi che tiene bassi anche quelli dei brand.