La caccia è finita, la particella di Dio catturata dal Cern

Il Mattino
Daniele Regno

È arrivata ormai alle ultime battute la caccia alla cosiddetta «particella di Dio», il bosone di Higgs, grazie al quale esiste la massa. Un traguardo che promette già di aprire una nuova pagina nella ricerca. Gli stessi fisici non esitano a parlare di «miracolo» nel commentare la grande avventura che ha portato a un passo da uno degli annunci attesi da decenni dai fisici di tutto il mondo. I dati certi saranno resi noti soltanto oggi al Cem di Ginevra, in un seminario in collegamento con il congresso mondiale di fisica delle particelle (Ichep) in programma in Australia, a Melbourne. Ma sembra proprio che ci siamo.

Sia al Cem di Ginevra, il grande centro di fisica nucleare europeo che in Usa sarebbero certi di aver trovato il bosone di Higgs. Ma se anche non fosse proprio la «particella di Dio» di certo ci assomiglia in quanto i ricercatori avrebbero scovato una massa attorno ai 125 gigaelettronvolts. «Gli esperimenti lo diranno oggi però hanno un’ evidenza molto solida e non più vaga. I dati sono compatibili con l’avertrovato un Higgs». Insomma ci I risultati A Ginevra e negli Usa esperimenti a confronto Dopo 50 ann arrivati al traguardo sono «seri indizi» che è stata trovata la particella di Dio. Nessun giro di parole da parte del fisico Sergio Bortolucci, capo della Ricerca e Computing del Cem, che conferma così che quell’elusivo bosone di Higgs, che spiega come mai tutte le cose nell’universo abbiano una massa, davvero esiste. «È un miracolo che siamo arrivati così presto intorno a cinque deviazioni standard», ha detto il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni, riferendosi al margine di errore minimo perchè sia possibile parlare di una scoperta. «Il funzionamento della macchina è stato perfetto – ha aggiunto – e gli esperimenti hanno funzionato al di là delle migliori aspettative». Le indiscrezioni si susseguono, ma i dati definitivi sono pochissimi a conoscerli, «forse una sola persona al mondo». Nel frattempo, come una sorta di «canto del cigno» arrivano dagli Usa i dati raccolti dall’acceleratore Tevatron, del Fermilab di Chicago, ormai in pensione. Il Tevatron è stato il più diretto concorrente del Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra e i fisici che hanno lavorato agli esperimenti hanno annunciato di avere raggiunto «la più forte evidenza del bosone di Higgs», anche se, precisa Fermi- lab, «l’analisi finale dei dati non riesce a rispondere alla domanda se il bosone di Higgs esista o meno, ma conduce molto vicino ad una risposta». Il Cem si prepara a controbattere, naturalmente, oggi. Quello che al momento si sa è che lo farà con i dati raccolti dai due esperimenti che stanno dando la «caccia» al bosone di Higgs: Atlas, diretto dall’italiana Fabiola Gianotti, e Cms, diretto da Joseph Incandela. Finora i due esperimenti hanno lavorato l’uno senza conoscere i risultati dell’altro e solo nelle ultime ore i risultati sono stati messi a confronto. «Sono in pochissimi, forse una sola persona al mondo», a conoscerli, ha osservato Ferroni, ma si può già dire che «sono coincidenti dal punto di vista qualitativo e quantitativo». Ma che cosa sarà annunciato? «Non sappiamo se si tratta del bosone di Higgs o di un suo parente», ha detto Ferroni. I fisici teorici non hanno infatti costruito un solo «identildt» della "particella di Dio": di identildt ne esistono diversi.