In merito all`articolo di Avvenire di giovedì 28 giugno dal titolo «L`inutile corsa dei Comuni ai registri illegittimi» è necessaria una risposta puntuale per evitare l`ennesimo episodio dí disinformazione di massa. Il giornalista Tommaso Scandroglio considera le iniziative dei comuni di istituire registri di dichiarazioni anticipate di trattamento «illegittime, inutili e dannose». Ciò è assolutamente falso. Non sono illegittime in quanto, come già in precedenza ribadito, ma sembra non recepito, i principi a cui si fa riferimento sono affermati dalla nostra Carta Costituzionale (art. 13, che sancisce la libertà personale come diritto inviolabile, e art. 32, in base al quale nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la propria volontà), ribaditi da Convenzioni internazionali, quale quella di Oviedo, e confermati da alcune sentenze, come quella sul caso di Eluana Englaro.
Proprio la giurisprudenza della Cassazione sulla vicenda Englaro fa ritenere diritto fondamentale della persona. Contrariamente a quanto sostenuto nella circolare ministeriale del novembre 2010, richiamata nell`articolo, il ruolo che le amministrazioni locali possono svolgere a riguardo è insostituibile, considerando che ai sensi dell`articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000, il Comune «rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo». Inoltre, è vero che il Parlamento è sovrano, ma secondo l`articolo 117 il potere legislativo del Parlamento dev`essere esercitato nei «vincoli derivanti dall`ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali».
Nel prosieguo del pezzo si sostiene non esistere in materia di fine vita un vuoto normativo
M quanto esistono «i divieti di pratiche eutanasiche previsti dagli artt.579 e 580 cp e 5cc». Il giornalista è a conoscenza che al Senato è in discussione il ddl Calabrò, che andrebbe a disciplinare le scelte di fine vita, per di più in maniera illiberale, proprio perché al momento non esiste normativa? E sa anche che testamento biologico non equivale ad eutanasia ma rappresenta solo il rispetto del diritto all`autodeterminazione – messo altresì in dubbio quando si scrive «ammesso e non concesso che il testamento biologico sia un "diritto"» – attraverso il quale ogni singolo individuo può scegliere se e come morire, includendo anche l`opzione di rimanere attaccato ad una macchina finché morte naturali non lo separi da questa terra? Proprio tale diritto all`autodeterminazione dei favorevoli e dei contrari all`eutanasia conferisce valore legale alle dichiarazioni anticipate di trattamento, perché si rende nota una volontà del privato che riguarda il diritto costituzionale all`autodeterminazione. Tale atto diventa rafforzato e opponibile in sede giudiziaria con l`autentica.
Dunque, in assenza di una normativa di legge, è solo l`autorità giudiziaria che può stabilire quali siano gli effetti giuridici dei testamenti biologici e del relativo Registro. Per quanto concerne la bocciatura da parte del Comitato dei garanti del comune di Milano della proposta di istituire un bio-registro comunale, a campagna continua, questa volta però promossa dai Radicali che con altri gruppi ed associazioni hanno presentato una diversa proposta che si basa sul deposito in Comune di semplici «dichiarazioni sostitutive di atto notorio», che possono sia contenere le volontà della persona, sia rimandare a un testamento biologico conservato in altra sede (ad esempio l`abitazione o il medico). Seguendo questa strada i Garanti non dovrebbero avere motivazioni per respingere la proposta, in quanto con essa non si istituisce un nuovo «servizio comunale», ma si fa rientrare l`autenticazione delle dichiarazioni nei compiti già attribuiti agli uffici comunali.
Ultimo punto sull`inutilità dei registri, in base al fatto che solo pochi Comuni lo avrebbero istituito. I ministri del Lavoro, Salute, Interno ovvero Sacconi, Fazio e Maroni, con la circolare su menzionata hanno dichiarato che i comuni che aderiscono all` iniziativa potrebbero essere chiamati a rispondere di un uso distorto di risorse umane e finanziarie pubbliche. Questo è un vero e proprio ricatto finanziario su base bioetica, un mezzuccio privo dí fondamento giuridico per impedire ai sindaci di dare il via libera ai registri. Nella nostra associazione sono diversi i comuni che prima hanno intrapreso iniziative per l`istituzione dei registri delle Dat e poi, intimoriti dalla circolare, hanno bloccato l`iter. Vogliamo dire ai sindaci e ai cittadini tutti che hanno il pieno diritto sia di compilare i testamenti biologici sia di istituire registri comunali.