ROMA – «Ciao, mi sono appena connesso e ho controllato quanti follower ho. Oltre 7.000. Incredibile. Troppi per ringraziarli uno per uno». Settemila sostenitori in due giorni: non è facile e sembra vederlo sorridere Tony Nicklinson, anche se non può più farlo da 7 anni.
Il suo viaggio nel mondo di Twitter inizia mercoledì scorso, alla ricerca di qualcuno che apprenda la sua storia e lo aiuti a morire: «Ciao mondo. Sono Tony Nicklinson, sono paralizzato e questo è il mio primo tweet». Insieme a quei 101 caratteri c’è un breve autoritratto: «Marito e padre affettuoso. Fan del Rugby. Principiante di Twitter». E poi la sua storia, assordante come il silenzio di quelle labbra che non possono più formulare un suono. Perché nel 2005 questo uomo inglese viene colpito da un ictus che lo imprigiona in un corpo che non parla, non si muove, né si autoalimenta. Un corpo affetto dalla Locked in Syndrome, la sindrome del chiavistello. Ma con una mente cosciente: Tony comunica con il battito delle ciglia attraverso un computer.
Ora Tony ha 57 anni. Sulle pareti del suo studio sono ancora appese le fotografie dei lanci con il paracadute. A marzo l’uomo si è rivolto a un tribunale affinché valuti la possibilità che un dottore ponga fine legalmente alla sua vita. E ieri l’Alta Corte ha discusso il suo caso.
Tra i follower c’è chi gli chiede di non mollare: «La gente vuol sapere se cambierò idea grazie a Twitter. Sentiamo la sentenza e forse ve lo dirò». Intanto Tony twitta colleziona sostenitori. Mercoledì, in appena 2 ore, 147 persone già seguivano il suo profilo. Ora sono più di 17.000. La Bbc realizza un’intervista alla moglie Jane e il sito di Channel 4 colloca il suo caso in copertina, annunciando la messa in onda dello special Let our dad die. E Tony aspetta. Ha una parola gentile per tutti, anche per il profilo del Rugby Football Union, che si rifiuta di seguire: «Mi dispiace, ma non posso perché pubblicate i risultati e preferisco non saperli quando seguo le partite in tv».