tratto da la Rosarossa online
http://www.rosarossaonline.org/art/2011/04/12/ru486-un-anno-dopo-in-italia-i-diritti-delle-donne-sono-negati_13987
E’ trascorso un anno da quando la pillola abortiva RU486 è stata messa in commercio in Italia, ebbene sono state distribuite negli ospedali circa 6mila confezioni, a cui corrispondono 6654 procedure di aborto (questo perchè in Emilia Romagna si effettuano 3 interruzioni con una scatola). A diffondere queste cifre è Marco Durini, direttore medico della Nordic Pharma, l’azienda che distribuisce il farmaco nel nostro paese.
A livello regionale il primato per il numero di confezioni acquistate spetta al Piemonte con 1624 confezioni, seguito dalla Toscana con 773, dalla Liguria con 655 e dalla Puglia con 615. Decisamente bassa la richiesta al Centro e al Sud: nel Lazio, ad esempio, solo 142 scatole vendute, in Calabria e in Abruzzo 15 e nelle Marche addirittura 5; in Sardegna 57.
Numeri, tranne qualche eccezione, bassi che dimostrano come in Italia la pillola abortiva non abbia preso piede. Ci sono regioni come il Lazio e la Lombardia che, pur avendo il maggior numero di aborti l’anno e quindi un elevato interesse al farmaco, sono quelle dove la RU486 stenta a decollare. Non sarà certo un caso che le amministrazioni di queste regioni siano di centrodestra, notoriamente contrario all’aborto.
Un risultato inferiore alle attese ma tutto sommato prevedibile, visti gli enormi ostacoli che per anni sono stati posti nei confronti di questo farmaco. La politica in primis ha giocato un ruolo pesante in questo senso, immischiandosi in una scelta così personale come quella di interrompere una gravidanza che non le competeva. Purtroppo il nostro governo preferisce premiare i medici obiettori, invece che quelli che rispettano la legge.
Si continua a parlare poco di aborto, di una questione che evidentemente è ancora aperta visti anche i risultati poco incoraggianti raggiunti un anno dopo la commercializzazione della RU486.
La difficoltà di accettare la pillola abortiva è incomprensibile, così facendo si nega infatti alla donna il suo diritto all’autodeterminazione, a scegliere un modo di abortire più veloce e meno doloroso. Attenzione non più facile, come vogliono far credere i numerosi detrattori, perchè la RU486 non banalizza e non semplifica la scelta di abortire, che è sempre sofferta. E’ una questione di libertà di scelta, che una società ancora maschilista e condizionata dalla Chiesa cattolica, vuole impedire.
Si dimentica poi che l’aborto è una pratica medica e come tale si aggiorna al progredire della scienza. Allora se oggi, grazie ai passi avanti fatti dalla scienza, si può interrompere la gravidanza in modo meno invasivo rispetto all’intervento chirurgico, perchè ci si scandalizza così tanto? Bisogna abbattere questo muro di ignoranza e di pregiudizi che non permette alla società di progredire, solo così si annulleranno tutte le assurde resistenze nei confronti della pillola abortiva. E le donne saranno finalmente libere di scegliere.
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