di Paola Trombetta
«Molte donne con tumore al seno, malattie endocrine ed epatiche non possono sottoporsi ai cicli di stimolazione ovarica richiesti dalle tecniche di procreazione assistita» spiega Mauro Schimberni, del dipartimento di Scienze ginecologiche dell’università La Sapienza di Roma. «Abbiamo così deciso di migliorare la tecnica che sfrutta il ciclo naturale, senza stimolazione ormonale. Grazie al monitoraggio ecografico, si individua il giorno dell’ovulazione, si preleva l’ovocita, lo si "nutre" in un particolare terreno di coltura prima di fecondarlo (nella foto) e impiantarlo in utero. Uno studio condotto su 500 donne ha rilevato percentuali di successo paragonabili a quelle ottenute con la stimolazione ormonale (30 per cento rispetto al 35 sotto i 35 anni; 17 per cento rispetto al 20 sopra i 35 anni)».
Positivo anche il bilancio della tecnica basata sul congelamento degli ovociti (indicata nei casi di chemioterapia), avviata dall’ospedale Sant’Orsola e dal centro Tecnobios di Bologna. «Uno studio su 1.400 donne ha evidenziato risultati analoghi (53 per cento sotto i 35 anni; 19 per cento sopra i 40 anni) a quelli precedenti l’introduzione della Legge 40, quando si potevano congelare gli embrioni» dice Andrea Borini, di Tecnohios.