ROMA – «Non solo irrazionale ma addirittura fuori del senso morale è semplicemente pensare che si debba procedere all`impianto per poi, successivamente alla valutazione clinica del feto, procedere a un aborto». Durissima Isabella Mariani nell`ordinanza con la quale ha autorizzato una coppia milanese a selezionare gli embrioni in modo da scegliere quelli senza difetti genetici e sperare di avere figli sani. Una tecnica vietata in Italia dalle linee guida sulla fecondazione assistita.
Nella motivazione, depositata a fine dicembre, il giudice del tribunale di Firenze chiarisce che le linee guida non devono essere applicate in base a una vecchia norma del 1865. E aggiunge: «Non solo la legge sulla procreazione assistita non prevede il divieto di diagnosi ma addirittura la sottintende». L`ordinanza vale solo per il caso specifico.
«Ma altre coppie chiederanno al Tar dei Lazio di accoglierla in senso generale, affinché valga per tutti», dichiara Filomena Gallo, dell’associazione Luca Coscioni, annunciando battaglia. Centinaia di coppie non fertili si preparerebbero a sommergere i tribunali di ricorsi alle linee guida, del 2004, che dovrebbero essere aggiornate ogni 3 anni e che ancora non lo sono state.
«Regole vergognose, il ministro della Salute deve cambiarle. Basta un atto amministrativo, non c`è bisogno dell’intervento parlamentare. La verità è che ha paura dell’aggressione dei cattolici, di Paola Binetti», accusa il ginecologo Nino Guglielmíno, centro Hera di Catania. E annuncia due iniziative. Un’offensiva legale di gruppo basata sulla class action, norma prevista dall`ultima Finanziaria. E la richiesta di rimborso-risarcimento allo Stato da parte dei turisti della procreazione, delle donne che la selezione degli- embrioni l’hanno dovuta richiedere a caro prezzo a centri esteri. Da 8 a 10 mila euro ciascuna.
Le associazioni di pazienti hanno predisposto moduli da far firmare a chi vuole ottenere lo stesso diritto riconosciuto con procedura d`urgenza dal giudice Mariani. La sollevazione è stata concertata per spingere il governo ad annullare il divieto. Il documento che ha interpretato in modo restrittivo la legge 40 è frutto del lavoro di una commissione nominata nel 2004 dall`ex ministro Girolamo Sirchia. Per rendere legale la diagnosi preimpianto basterebbe eliminare una riga di testo dove si specifica che l`esame sull`embrione può essere solo di «tipo osservazionale» (cioè al microscopio, senza indagine genetica).
Oggi tutti gli ovociti fecondati in provetta – se ne possono creare un massimo di tre – vanno avviati allo sviluppo. Anche se appartengono a donne e uomini con gravi malattie trasmissibili. Se poi l’amniocentesi indica i segni della stessa malattia si può deci dere di abortire. Livia Turco avrebbe già voluto correggere il meccanismo. Il testo sarebbe pronto, probabilmente con la modifica invocata con i ricorsi al giudice ma considerata inammissibile da Chiesa e cattolici.
E ora che in ballo c`è un altro tema eticamente sensibile, la legge 194 sull`aborto e i limiti oltre i quali non consentire quello terapeutico, la decisione diventa ancora più delicata. Tanto più che la diagnosi preimpianto non è l’unico elemento di divisione. Grandi ostacoli al successo delle tecniche, e alla nascita di bimbi in provetta, si sono confermati il divieto di congelamento e di fecondare più di tre ovociti.