Ecco perché ancora oggi la Chiesa – che aveva invitato senza mezzi termini a disertare le urne – si dichiara l’unica forza in campo ad aver vinto la partita. Gli italiani e le italiane erano chiamati a pronunciarsi (dopo che la Cassazione aveva respinto il quesito che prevedeva l’abrogazione totale della legge) sulla parziale abrogazione delle norme entrate in vigore a marzo del 2004.
Quattro i punti: il divieto di utilizzo delle cellule staminali embrionali ai fini della ricerca; il divieto di ricorrere all’uso della fecondazione eterologa in caso di sterilità della coppia o di uno dei due coniugi; l’obbligo di impianto di tutti gli embrioni fecondati, che non possono essere superiori a tre e non possono essere congelati e, infine, l’equiparazione dei diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso l’embrione, nel programma di fecondazione assistita.
Dunque, il divieto di effettuare una diagnosi pre-impianto sull’embrione per stabilire la presenza di malattie genetiche e malformazioni. Su questi punti i partiti si sono lacerati e con essi gli elettori e le elettrici. Da una parte i laici, dall’altra i cattolici, in mezzo i cattolici laici. Trasversalità: questo il termine più usato per descrivere il clima attorno al referendum. Il fronte del «No» ha spostato la discussione sulla vita e la morte. Chi vota «si» è per la vita, chi vota «no» è per la morte. L’embrione e vita? Da quando si può dire che inizi la vita, dopo 12 24 o 36 ore dal momento del concepimento? O inizia nel momento stesso in cui ovocita e spermatozoo si incontrano? E perchè procedere alla diagnosi pre-impianto anche se c’è il rischio di gravi malattie genetiche per il nascituro? Da qui alla selezione dell’embrione con gli occhi blu il passo è breve. Questi, in buona sostanza, gli spauracchi agitati.
La Chiesa si è schierata in maniera netta molti mesi prima della consultazione. 1117 gennaio del 20u5 il presidente della Cei, cardinale Camillo Ruini, aprendo a Bari i lavori del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale, dice che la Chiesa «non sposa questa legge che sotto diversi e importanti profili non corrisponde al suo insegnamento etico», ma le riconosce il merito di «salvaguardare alcuni principi e criteri essenziali, in una materia in cui sono in gioco la dignità specifica e alcuni fondamentali diritti e interessi della persona umana». Il 28 marzo l’alto prelato alza i toni: «Sul referendum sceglieremo le vie che appariranno più efficaci per respingere queste proposte referendarie che riteniamo gravemente peggiorative della legge. Questa è la mia indicazione: quella dell’astensione è una possibile via». Al di qua del Tevere Francesco Rutelli afferma, «come politico e parlamentare e non come presidente della Margherita», a dieci giorni dal voto: «L’astensione è la risposta più efficace» perché il «no imbalsama la legge attuale, il si fa un macello».
E conclude che «l’uomo non è onnipotente». Il segretario dei Ds Piero Fassino nella sua relazione il 20 maggio 2005 ribadisce perchè è importante dire quattro «sì»: per un atto d’amore in più; per dare una speranza alla ricerca; per dare una buona legge all’Italia. «La posta in gioco con il Referendum – scrive il segretario Ds – è alta. C’è, innanzi tutto, da cambiare una legge sbagliata, che allontana l’Italia dall’Europa». Sul fronte del «si» si ritrovano compatti Radicali, Associazione Luca Coscioni, i Ds, Rifondazione comunista, Verdi, Sdi, Repubblicani europei, Italia dei valori e Comunisti italiani. La Margherita dopo strappi dolorosi e ricuciture faticosissime e arriva al voto con la libertà di coscienza. Il risultato: Francesco Rutelli, Franco Marini e Enrico Letta posizionati sull’astensione; Ermete Realacci e Cinzia Dato schierati con il comitato del «no»; Paolo Gentiloni sostiene il divieto dell’eterologa e Rosy Bindi alle urne scrive quattro volte «no». Poi, ci sono a quelli che vanno a votare ma non dicono come. Nella Cdl l’ordine sparso e la parola d’ordine. An per la stragrande maggioranza sostiene l’astensione, anche se il suo segretario Gianfranco Fini annuncia tre «si» e si tira addosso critiche durissime dai suoi colonnelli; in Fi ,dove di solito regna il «pensiero unico», Silvio Berlusconì non si pronuncia. I suoi si regolano ognuno per sè: Stefania Prestigiacomo vota «no», a differenza di Sandro Bondi e Giulio Tremonti che disertano le urne. Udeur, Udc e Lega Nord sono schierati sul fronte dell’astensione. Il presidente della Camera Pierferdinando Casini, malgrado sia la terza carica dello Stato si aggiunge a chi invita ad andare al mare.
Questi i numeri della fecondazione assistita: 1 Su 5 le coppie che non riescono ad avere figli. 1 su 100 i bambini nati in provetta in Italia. Da 3.000 a 10.000 euro il costo medio di un intervento. 24.276 gli embrioni conservati in Italia. 4 mesi l’attesa nel settore privato per un intervento di fecondazione assistita (6 mesi l’attesa nel settore pubblico). 323 i centri specializzati. 1978 l’anno di nascita del primo bambino in provetta