Alla vigilia del referendum, 130 scienziati europei avevano firmato un appello a sostegno dei ricercatori italiani impegnati per i quattro sì. Contro l’oscurantismo e la «proibizione legale definitiva» degli studi sulle cellule staminali embrionali si erano espressi Nobel come Levi Montalcini e Dulbecco e scienziati delle università di Yale, Lund, Edimburgo, Bonn, Madrid, Zurigo, Cambridge. Se il referendum fallisse, l’Italia non potrebbe «partecipare a pieno titolo al progresso scientifico diretto a scoprire nuove strategie per ridurre la sofferenza umana e curare malattie gravi». Il referendum è fallito e il fossato tra la ricerca italiana e quella del resto del mondo rischia di diventare un baratro. Ne parliamo con Elena Cattaneo, ordinario di farmacologia all’Università degli studi di Milano.
Cosa non sarà più possibile fare nel nostro paese?
Alla fatica del lavoro di ricerca – che in Italia è lasciato all’individualità senza creare infrastrutture e strategie – si aggiungerà altra fatica. Molti ricercatori avevano già dichiarato di non voler più lavorare nel campo delle staminali embrionali perché c’era un pesante clima da caccia alle streghe. Ora questo clima si è consolidato con l’avallo istituzionale. Tanti continueranno a lavorare, poco e in sordina, sulle embrionali umane importate dai colleghi europei. Spenderemo, dipenderemo dagli altri e non potremo farci una cultura sperimentale nello sviluppo di nuove procedure per la derivazione di linee embrionali da embrioni sovrannumerari e congelati. Va ricordato che finora i fondi sulle staminali sono stati decisi da una commissione istituita da Sirchia che ha erogato tutti i finanziamenti alle ricerche sulle staminali adulte. Le embrionali, che possiamo però importare, sono state escluse dal finanziamento. Si capisce dunque perché alcuni scienziati astensionisti abbiano spinto così tanto in questa direzione, forse per mantenere i finanziamenti in una unica direzione, la loro. Magari, essendo parte della stessa commisione che eroga finanziamenti. Aumenteranno i freni e i finanziamenti, scarsi, saranno sempre più indirizzati alle staminali adulte, come richiedono questi ricercatori. Possiamo ipotizzare anche che gli scienziati astensionisti non dovranno usufruire di informazioni e risultati che colleghi stranieri otterrano grazie alle ricerche sulle staminali embrionali, dal momento che sostengono che non servono. Come pure che cure o farmaci derivati da ricerche su embrionali non dovranno essere né importati nè usati dagli italiani.
Aiuti ha detto ai giovani ricercatori: «affrettatevi a lasciare l’italia. Il nostro paese è tornato al medioevo della ricerca». Un esodo che avverrà?
Penso anch’io che ci ritroviamo su un tapis roulant che va all’indietro con l’avallo di un piccolissimo gruppo di scienziati ma con dietro il potere di alcune istituzioni, magari le stesse che pochi anni fa hanno chiesto scusa a Galileo. Detto questo, va ricordato che queste ricerche si fanno in Svizzera, Inghilterra, Spagna, Belgio, e ci sono istituti stranieri che fanno un filo spietato alle nostre migliori teste pensanti… La medicina e la scienza oggi hanno bisogno anche della ricerca sulle staminali embrionali. La si può fare utilizzando le blastocisti sovrannumerarie.
Così lei aveva spiegato, da cattolica, il suo impegno per i sì. Quale sarà il destino di quegli embrioni sovrannumerari?
Il loro destino è chiaro. C’è un decreto di Sirchia che destina questi embrioni a essere conservati per sempre in una cripta in un centro che verrà costruito a Milano sotto il controllo di ricercatori che non hanno esperienza nel campo della crioconservazione degli embrioni come già sottolineato da altri colleghi. Il decreto indica che questo centro deve avere «il compito di effettuare studi e ricerche sulle tecniche di crioconservazione degli embrioni». Siamo all’assurdo: si autorizza esattamente quello che vieta la legge 40. E lo stesso decreto dispone la «deportazione» (costo 400 mila euro) in questo centro degli embrioni sovrannumerari presenti in Italia quando ci si poteva limitare a censirli lasciandoli nei centri dove si trovano. Comunque sia, resteranno congelati per i prossimi duemila anni. Esaurendo così in modo «naturale», seppur congelato, come probabilmente vuole la chiesa, il loro destino.
Nel voto ha pesato anche la riserva nei confronti della scienza, ora descritta come sregolata ora come salvatrice. Qali responsabilità ha la comunità scientifica nel mancato incontro con i «senso comune»?
La cultura scientifica in Italia è scarsa e la comunità scientifica si è trovata gettata di fronte a poteri e potenze, anche a livello mediatico per lei ingestibili. Ho visto da parte degli scienziati del sì la proposizione del ragionamento ma sappiamo che in tv vincono gli slogan. L’unico aspetto positivo è il fatto che la scienza è uscita dai laboratori. C’è stato in questi giorni un consolidamento della comunità scientifiche che si è trovata a far fronte al tentativo di negare la scienza, o di essere «abusata» per sostenere un dibattito etico. Una scienza descritta come divisa, con la costruzione del «nemico», il ricercatore paladino delle embrionali «che curano». Un nemico inesistente, dal momento che abbiamo sempre detto: questa è una delle strade possibili. Il conflitto non c’era e sono sicura che gli scienziati astensionisti saranno costretti a tornare sui loro passi. Hanno proposto una scienza bugiarda, ancella dell’assolutismo quando al contrario è sperimentazione, domande e ipotesi da verificare e consolidare nel tempo.