Embrioni congelati gratis per la procreazione

Gian Antonio Orighi
L’idea di un istituto spagnolo per «salvare» quelli destinati alla distruzione

La chiamano la «carovana delle donne» all’Instituto Marques di Barcellona, uno dei centri ginecologici più all’avanguardia di Spagna nella fecondazione assistita. Sono single o donne sposate, etero-sessuali o lesbiche, che migrano per sfuggire alle restrittive leggi sulla riproduzione artificiale dei loro Paesi. Vengono da Germania, Francia, Inghilterra, molte dall’Italia. Persino dal Messico. E tutte sono attratte, in un Paese ove è in vigore dall’88 la legge sulla Ley de Reproduccion Humana Asistida più liberale e libertaria d’Europa, da una offerta pionieristica in Spagna: l’adozione gratuita di un embrione congelato che le renderà, finalmente, mamme.

All’Istituto Marqués, fondato 80 anni fa, erano depositati, a 197 gradi sotto zero, 1.700 embrioni crioconservati. La legge spagnola del 2003, approvata dall’ ex governo del premier popolare (e cattolico non integralista) non dice nulla sul destino degli “embriones”. Elenca solo 4 possibilità: impiantarli alla donante, distruggerli, destinarli ad un’altra donna o alla investigazione scientifica. Dati alla mano, il centro ha constatato che il 61,8 % delle coppie trattate che hanno concepito non hanno scelto il destino dei loro embrioni in eccesso, l’8,6% li ha destinati alla donazione, il 6 % alla ricerca scientifica, il 2,6 ha chiesto di distruggerli, il 21 % ha optato per tenerli congelati per una futura gravidanza.

Nel gennaio scorso alla dottoressa Marisa Lopez-Tejon, specialista di riproduzione assistita del centro, è venuta un’idea: offrire a tutti quegli embrioni la possibilità di vivere aiutandoli a trovare una madre. Un progetto che sta riscuotendo un successo strepitoso. Anche perché I’ embrione è donato dalla clinica, le future puerpere pagano solo i costi dell’ intervento, circa 2 mila euro.

La chicca, per le donne che da anni inseguono 1′ agognata maternità è volata su Internet.Ed anche sui giornali. «Erano anni che, mio marito ed io, seguivamo un trattamento medico per problemi di fertilità. Volevamo adottare un bambino, ma da noi è una cosa molto complicata. Un giorno, in uno dei miei tanti viaggi in aereo, ho letto su di una rivista che l’Istituto Marqués offriva una via d’uscita alle coppie sterili con l’adozione di embrioni congelati da un decennio», racconta Estela, una politica messicana di 40 anni che è adesso incinta.

Per diventare crioadottanti, basta essere maggiorenni, avere meno di 45 anni, essere sane sia fisicamente che mentalmente. Finora 80 interventi hanno avuto successo. A fine giugno saranno 160 e sono stand-by altre 400. Manuel Elbaile, ginecologo del centro catalano, Sono donne tra i 35 ed i 45 anni che hanno cercato ripetute volte di essere madri; classe sociale di appartenenza molto varia, da manager a impiegate.

Alla fine dello scorso maggio il concepimento hi-tech ha baciato anche una coppia di napoletani, Alfredo, 31 anni, impiegato in un supermercato, e sua moglie, Luisa, 41 anni, infermiera. «É stato molto emozionante. Il concepimento lo senti come un qualcosa molto più intimo che andare alla ricerca di un bambino da adottare. lnoltre, vivi dal principio, tutto il processo, la gravidanza». Erano anni che Maria voleva essere madre, ma le cellule dello sperma del marito avevano problemi insolubili.

L’intervento è molto semplice e, come sottolinea la dottoressa Lopes-Tejon, non viene chiesto nè l’orientamento sessuale nè lo stato civile. Dopo una visita, vengono applicati alla crioadottante cerotti ormonali e prescritte pillole vaginali. L’impianto dura cinque minuti e non è necessario alcun ricovero. Luisa ed Alfredo, che si sono regalati una luna di miele per festeggiare la gravidanza, hanno lasciato la clinica più che raggianti, anche se sono stati costretti ad espatiiare per esaudire il loro desiderio.

Il sogno della inventrice, in Spagna, della «embrioadozione» è quello d ifare daapripiste per le altre 155 cliniche spagnole che hanno in deposito altri 30 mila embrioni congelati. E poi il suo piano è bipartisan, non scontenta nè i laici nè i cattolici difensori della «vita dell’embrione». La clinica, inoltre, raggiunge due obbbiettivi. Primo, si disfa della conservazione di ovuli e spermatozoi fecondati, risparmiandosi le spese di congelamento. Secondo, molto più importante: una enorme pubblicità per gli interventi a pagamento una volta finite le «scorte».