Requiem per un’Italia moderna. Colloquio con Emma Bonino

C’è un assillo dietro l’attivismo di Emma Bonino, che da un giorno all’altro ha abbandonato le donne con il burqa e i dilemmi dell’Islam per buttarsi nell’Italia dei referendum con la passione di 25 anni fa, quando c’era da difendere dall’assalto della Chiesa e della Dc l’interruzione volontaria di gravidanza. L’assillo è che, se i referendum non dovessero passare, non sì fermerebbe la deriva verso un integralismo dì cui la fecondazione assistita e la ricerca scientifica sarebbero solo le prime vittime, in una paradossale imitazione di quell’Islam politico che tanto preoccupa l’Occidente.

ZOnorevole Bonino, perché teme un futuro così cupo?
“Mi preoccupa una Chiesa che ha deciso di vincere a ogni costo, mettendo in campo una scelta come l’astensione. Il cardinal Ruini l’ha spiegato senza tanti giri dì parole. Visto che in passato il no aveva fatto perdere, meglio restarsene a casa, ben lontani dai seggi e dal quorum. E non importa se così si umiliano gli stessi cattolici che non possono battersi per le toro idee, come ha capito Rosi Bindi, e sono costretti ad arroccarsi sulla trincea fragile e indifendibile del non voto, con argomenti sempre meno convincenti”.

A che cosa si riferisce?
“Sono partiti invocando la libertà di coscienza, ma è evidente che se la parola d’ordine è “non votare” la libertà va a farsi benedire. E allora si sono inventati un altro slogan, “La vita non si vota”. Eppure i parlamentari l’hanno messa ai voti eccome la vita, e la ricerca scientifica e la libertà delle donne. Ma siccome è anche troppo facile chiedere perché non possono farlo a loro volta gli elettori, ecco pronto un altro spauracchio, la difficoltà che avrebbe la gente comune a capire di che cosa si tratta”.

Con una legge che pretende di regolare quel che succede nelle camere operatorie e nel laboratori di ricerca, i quesiti referendari sono diventati per forza abbastanza tecnici.
“E’ vero, ormai la gente si sogna di notte gli ovociti e gli embrioni congelati. Ma volere un figlio è bel altro che un problema tecnico. “Ho fatto tanti figli anche senza sapere coserano i gameti. E adesso vorrebbero proibire a mia figlia, che invece i bambini non riesce ad averli, di votare su questa legge con la scusa che la materia è troppo complicata”, si è lamentata una signora di Catania durante un dibattito. E’ proprio questo il punto. Le persone sono espropriate della loro libertà di scelta su qualcosa che li riguarda in modo tanto diretto”.

C’è anche un altro spauracchio che viene agitato, in particolare dai cosidetti laici devoti. E’ quello delI’eugenetica nazista, della scienza che sfida la natura e produce mostri.
“Ma questa è l’ultima frontiera di chi non ha argomenti razionali. La fecondazione assistita la si fa dal ’78, solo in Italia ci sono 70 mila persone nate con queste tecniche. Ad un altro dibattito, a Palermo, è venuta a parlare la prima ragazza italiana nata dalla provetta, nella clinica del professor Cittadini. Ha spiegato che finora sì era considerata una persona normale, come tutti. “Adesso mi fanno sentire un essere artificiale, il risultato di un esperimento, una specie dì robot”, ha detto. Mi viene da chiedere a chi si è buttato in questa campagna se si rende conto dì che cosa sta facendo a persone come quella ragazza, ai bambini che comunque continuano a nascere, alle loro famiglie”.

Lei Emma sembra sicura che senza il problema del quorum la vittoria dei referendum sarebbe certa. Eppure oggi l’attrazione della Chiesa è molto maggiore rispetto al passato, come si è visto anche in occasione della morte di papa Wojtyla.
“Sì, la Chiesa ha un grande appeal e il papa è sentito da molti come l’ultimo leader rimasto in scena, visto anche come sono deboli i leader della politica. Ma da qui a influenzare i comportamenti delle persone ce ne corre. E’ vero che due milioni di ragazzi vanno al giubileo dei giovani, ma poi si trova un tappeto di preservativi dove hanno passato la notte. E vari sondaggi dicono che la maggioranza degli utenti della provetta sono proprio i cattolici”.

A Giuliano Ferrara che durante un faccia a faccia ricoidava a Piero Fassino di essersi espresso anche lui per l’astensione riguardo al referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il segretario dei Ds ha risposto che questa volta c’è in gioco qualcosa di ben più importante di una questione sindacale, ci sono le scelte che riguardano la vita. Cosa ne pensa?
“E’ un’affermazione culturale forte, che giudico benvenuta. Che i Ds mettano in prima fila i diritti civili sostanziali è motto importante, anche in vista del futuro. Se il 13 giugno riusciremo a vincere, potrebbero cambiare molte cose in questo paese”.

Crede anche lei che invece una sconfitta si trascinerebbe dietro la revisione della legge sull’aborto?
“Ne sono sicura, come d’altra parte la ministra Stefania Prestigiacomo, Margherita Boniver, un sottosegretario di questo governo, mi ha ripetuto più volte che riscrivere la legge sull’aborto è uno dei punti del programma dell’Udc, su cui è impegnato in modo particolare Rocco Buttiglione”.

Questi referendum stanno sconipaginando anche gli schieramenti politici. Cosa pensa dell’ex radicale Francesco Rutelli, che prevede addirittura «un macello” in caso di vittoria dei si?
“Non vedo Rutelli dall’86. Quel che mi stupisce non è tanto che abbia cambiato le sue scelte individuali, ma che voglia farle diventare obbligatorie per tutti. Dalla sua militanza con noi poteva restargli almeno il rispetto della libertà di chi la pensa in modo diverso. Sua moglie Barbara Palombelli, che pure radicale non lo è mai stata, ha dimostrato di avere le idee più chiare su questo punto essenziale”.

Anche altre mogli di protagonisti della politica, a cominciare da Veronaca Lario, hanno preso posizioni pubbliche opposte a quelle dei mariti. Che impressione le fa?
“È un fenomeno da guarddre con attenzione. È vero che molte donne del Polo si sono schierate per i referendum, ma ne ho trovate anche parecchie che mi dicevano: “Vorrei prendere posizione contro questo schifo, ma come faccio a giocarmi la carriera, o la rielezione al Parlamento?”. Non è molto bello, trent’anni dopo il femminismo. E allora ben vengano le mogli che pensano con la loro testa”.

Pannella si è rivolto al presidente Ciampì perché faccia un appello al voto. Condivide?
“Con il presidente del Senato Pera e sia pure con toni un pò meno duri con quello della Camera Casini che rivendicano la loro astensione, mi aspetterei che Ciampi si facesse sentire, sparasse un colpo in aria. Non amo la legge che considera un reato la propaganda astensionista da parte di chi occupa cariche pubbliche e dai ministri di culto, ma quella legge c’è’.

Che cosa le ha insegnato questa campagna referendaria?
“Forse la novità più importante è che scienziati e medici, al contrario di quel che era successo per l’aborto, si sono schierati, sono arrivati a fare lo sciopero della fame, convinti che è in gioco qualcosa di essenziale. E poi per un’Oriana Fallaci che istiga alla paura, sventolando rabbie e risentimenti pericolosi, ho incontrato tanta gente che si sforza di usare la ragione, che si è impegnata in questa battaglia di civiltà. Comunque andrà, il voto è un patrimonio da non disperdere e da cui dovremo ripartire”.