Vendola: Ratzinger mi ha deluso sulle coppie di fatto parole feroci

Speravo che Benedetto XVI ci prendesse per mano, non mi aspettavo una dichiarazione di guerra. Credevo che il seggio di Pietro, a un millimetro dallo Spirito Santo, potesse generare solo la teologia della tenerezza e dell’accoglienza

ROMA – Nichi Vendola, lei come governatore della Puglia ha accolto Ratzinger a Bari nel suo primo viaggio da Pontefice: ci sperava davvero in una sua apertura? In particolare in u n’ap ertura sulle coppie di fatto… «Ci speravo sì. E invece che delusione le dichiarazioni del Papa. Da credente, da cristiano, da cattolico: che delusione!».
Ma cosa sperava che dicesse il Papa?
«Mi aspettavo che la curia romana potesse finalmente aprire le finestre sul mondo e si misurasse non già con il relativismo etico, bensì con la fenomenologia del vivente».
La fenomenologia del vivente?
«Sì, la pluralità di relazioni che hanno al centro il corpo, il desiderio, l’affettività, l’amore. C’è una Chiesa diffusa e molecolare che da tempo ha cominciato la sua immersione in questa realtà. Ma c’è anche un mondo cattolico che ormai convive con stili di vita che non riesce a considerare peccaminosi. Poi c’è la Chiesa di Oltretevere».
La Chiesa di Oltretevere, ovvero il Vaticano?
«Sì, il Vaticano. Lo dico con dolore e sottovoce: ma dal Vaticano si percepisce lo sforzo di delineare un esercizio di potere e non altro. Quando sento dire una frase come “le coppie di fatto allontanano da Dio” sento rabbia. Sono frasi che contengono un certo grado di ferocia».
Un certo grado di ferocia? E’ una frase che ha detto il Papa quella che ha appena riportato…
«Non parlo di intenzioni feroci, ma dell’effetto che provoca».
Lei è un omosessuale dichiarato: si aspettava un’apertura anche sulle coppie di fatto omosessuali, probabilmente. Di certo non si aspettava una sorta di retrocessione anche nei confronti delle coppie eterosessuali…
«Non mi aspettavo una dichiarazione di guerra».
Ma cosa le dava fiducia che questo Papa potesse avere un atteggiamento di apertura?
«Forse era una speranza emotiva e non razionale. Speravo che non esistesse un copione già scritto. Pensavo che fosse finalmente arrivato il momento di trovare qualcuno che ti prendesse per mano. E poi…».
E poi?
«Poi pensi che quando uno entra nell’abitazione del Papa e siede sul seggio di Pietro vive costantemente ad un millimetro dallo Spirito Santo. Si confronta costantemente con orizzonti talmente ampi e con un’idea talmente assoluta e incalcolabile dell’amore che immagini che possa generare soltanto quella teologia della tenerezza e dell’accoglienza di cui il mondo ha bisogno».
E invece?
«Invece questo Papa ha ripetuto una condanna anche all’omosessualità usando parole che ricordavano i canonisti seicenteschi: turpe atque iniqua luxuria. Che peccato».
Lei è cattolico. Praticante?
«A modo mio. Rifuggo il consumismo religioso e la spettacolarizzazione del sacro. Ma amo i luoghi intimi, lì dove risuonano i canti gregoriani oppure i silenzi abissali».
La sua condizione omosessuale non è accettata dalla Chiesa: lei invece lo vorrebbe. Ma lo vorrebbe davvero?
«Certo. E penso che questo atteggiamento del Papa sia anacronistico e destinato alla sconfitta . Vorrei che invece che castigare le libertà civili la Chiesa lanciasse un moderno anatema su temi come la schiavitù o la povertà».
Ha fiducia che cambierà qualcosa?
«Spero, la speranza non muore mai. Tuttavia…».
Tuttavia?
«Credo che non avrò questa fortuna. Credo che non sarà la mia generazione che avrà la fortuna di ascoltare parole evangeliche da parte della Chiesa».