Berlusconi, Ruini e la tentazione di schierarsi

Marco Galluzzo
ROMA – Che alla fine si asterrà l’ha lasciato intendere in molti modi e in tante occasioni, tutte private. Che le opinioni di tutti siano rispettabili, compresa ovviamente quella di Fini, è invece la diretta conseguenza di una presa di posizione intima divenuta posizione ufficiale del partito: per Forza Italia, su questioni etiche come la fecondazione, deve esserci libertà di coscienza, «figuriamoci se questo criterio, che vale per noi, non deve essere applicato anche al vicepremier», ha chiosato ieri pomeriggio Silvio Berlusconi. Sembrava che dovesse restare in silenzio, almeno sino al giorno del referendum. Sembra invece che il Cavaliere parlerà: forse oggi, forse domani, forse il giorno prima della consultazione. Ne è convinto Sandro Bondi, coordinatore azzurro, che è come dire che la questione è priva di incertezze: «A suo tempo, e senza troppi clamori, a differenza di altri esponenti della Cdl, il premier Silvio Berlusconi esprimerà pubblicamente la sua posizione».
L’annuncio sarebbe dunque solo questione di giorni, anzi di ore. Ed è legittimo aspettarsi un pronunciamento secco, sulla giustezza dell’astensione come forma di pronunciamento politico, senza troppo spazio a considerazioni personali – a difesa della vita e dell’embrione – che a Palazzo Chigi temono potrebbero essere comunque strumentalizzate.
Di certo il capo del governo di dubbi ne ha parecchi. E non tanto sulla scelta di non recarsi alle urne, bensì proprio sulle modalità di comunicazione della scelta. Lui stesso del resto, appena due giorni fa, ha rivelato che persino il capo dei vescovi italiani, Camillo Ruini, ha caldeggiato un suo intervento pubblico: «Lui me lo ha chiesto, non so ancora se lo farò….», parole rivolte durante una conversazione privata a un esponente democristiano della Cdl.
Per l’interlocutore è stata una sorpresa, archiviata con un pizzico di diffidenza, visto che la vulgata delle ultime settimane voleva i vescovi schierati sulle ragioni del no a qualsiasi comunicazioni pubblica di Berlusconi. Il motivo? Troppi rischi legati all’effetto contrario, alla massa di antiberlusconiani che potrebbero andare alle urne, e contribuire al quorum, solo per fare un dispetto al Cavaliere. Così sembrava che fosse, così non è più, a sentir parlare il presidente del Consiglio. O almeno così non è per tutti i vescovi, a cominciare dalla loro guida, sempre a sentir parlare il capo del governo.
Ovviamente c’è anche chi consiglia il contrario, o almeno dice che Berlusconi non è obbligato a intervenire. Per esempio Marco Follini, segretario dell’Udc, che ha già annunciato che si asterrà: «Essendo la procreazione assistita, e quindi il referendum, un argomento che riguarda la coscienza personale, e non il governo o i partiti, non ritengo necessario che il premier si esprima». È chiaro, aggiunge, «che i leader possono avvertire l’esigenza di pronunciarsi, ma non è necessario. Se Berlusconi si esprimerà in merito, bene, ma appunto non lo ritengo necessario».
Roberto Calderoli invece si sbilancia e ammette di preferire che il premier taccia: «Mi sembra assolutamente improprio che un presidente del Consiglio manifesti la sua posizione rispetto ad un referendum su cui la coalizione ha lasciato libertà di coscienza». Per dirla ancora più chiaramente: «Come leader di partito – insiste il ministro leghista – Berlusconi può dire qualunque cosa, ma come premier se non dice niente è meglio». Fermo restando che «il mio augurio è che lui non vada a votare».

Rispetto per la scelta del vice. «Parlerà senza clamore»
Marco Galluzzo