L’embrione sfasciatutto

Vittorio Feltri
Doveva essere un referendum etico, è diventato un terremoto politico. Dopol’Ulivo salta in aria anche An. Per non parlare delle famiglie e dei giornali…

Ci mancava l’embrione. Magari la gente, tanto indaffarata, altro che pensare agli uteri, non ci ha fatto caso. Ma questo referendum sottovalutato e mal sopportato, probabilmente non attrezzato a quindi inutile, sta sconvolgendo la politica italiana e non soltanto quella. I partiti non si vogliono esporre, hanno una grande paura, anzi due. Paura di perdere i consensi cattolici e paura di

perdere i consensi laici. La Chiesa, si sa, ha dato una indicazione precisa: astenetevi, in modo rimanga valida la legge che eleva l’embrione alla dignità dell’uomo adulto. Lo schieramento di sinistra (Ds, Socialisti italiani, Verdi, Rifondazione comunista, comunisti italiani) si è espresso in prevalenza a favore del sì ossia dell’abrogazione. Il centrodestra, fautore della normativa sotto giudizio, barcolla e non sa che pesci pigliare.

Insomma. Embrione sfasciatutto. Cerchiamo di riassumere. Rutelli, capo della Margherita, ex candidato premier dell’Ulivo, si è smarcato dalla linea dei compagni e ha dichiarato: non vado a votare. Sta con il Vaticano. Esultanza di Forza Italia e satelliti.

Qualche Berlusconiano d’acciaio, tipo Bondi, davanti alla scelta di Cicciobello si è lasciato andare a considerazioni extraetiche: bravo Franceschino, sei un uomo coraggioso, tanto coraggioso da essere pronto a saltare nella Cdl.

In compenso, Franceschino è stato sommerso di improperi dagli amici e sodali. «Sei un pazzo di destra, più a destra di Fini», ha gridato Bertinotti. La bega monta su ogni fronte. Anche familiare. Rutelli fa incavolare non solo i progressisti: si è risentita anche sua moglie, Barbara Palombelli, orientata al sì. Vedremo chi prevarrà. Se la Margherita (e suo seguito elettorale) dovesse ubbidire al proprio leader, ex sindaco di Roma, gli abrogazionisti difficilmente supereranno il 40 per cento degli aventi diritto al suffragio. Addio quorum, addio referendum. Praticamente è rissa.

Identico casino si registra in An. Gianfranco Fini, presidente del gruppo politico più conservatore e cattolico del mondo, dopo aver dato l’impressione di allinearsi al diktat di Ruini (astenersi!), se n’è uscito con la famosa frase: sulla scheda referendaria traccerò la croce in corrispondenza di tre sì su quattro. Un solo no: quello alla fecondazione eterologa ovvero al ricorso a donatori esterni alla coppia. Niente banca del seme e niente ovuli in offerta speciale.

Figuriamoci le reazioni degli ex camerati. Per poco non linciano il loro presidente. Fiori ha lanciato una sfida: o Fini si impegna in una rapida macchina indietro o noi sciogliamo An. Esagerato. Fiori è un cattolicone, e molti gli vanno appresso. Per esempio Alemanno, destra sociale, appiattito su Ruini. L’intero ex Movimento sociale, salvo poche eccezio ni, è contro Gianfranco e le sue pulsioni laiche. Alleanza è sul punto di spaccarsi e di liquidarsi.

Sarebbe assurdo che un partito dal patrimonio cospicuo (12/13 per cento) si sbriciolasse per una questione politicamente marginale come l’embrione. Eppure a questo siamo. Fini ha sposato in pieno le idee della ministra Prestigiacomo. Non si sa se per stima nei confronti della stella (esteticamente parlando) di Forza Italia oppure per convinzione. Sta di fatto che il signor presidente va dritto per la strada del sì e non accenna a fermarsi. Quindi? Aspettiamoci un regolamento di conti, gli effetti del quale minacciano di destabilizzare l’intera Casa delle libertà, peraltro già abbastanza destabilizzata da Berlusconi. Il quale, più volte chiamato a sbilanciarsi, resta muto. Non fiata. Si mormora che il Cavaliere abbia ricevuto varie telefonate dalle gerarchie della Chiesa: stai zitto, non commettere sciocchezze, se dici che ti astieni, l’astensionismo si svaluta e siamo fritti. Conviene andare avanti così, nella più totale ambiguità. Berlusconi muore dal desiderio di dire la sua; però l’ipotesi di andare contro le raccomandazioni della Cei gli fa tremare i polsi e le ginocchia. Perciò tiene la bocca chiusa e resiste alle pressioni dei suoi seguaci ansiosi di essere illuminati.

Non bisogna trascurare che fra gli Azzurri vi sono vari liberali ben decisi a recarsi alle urne per apporre tre o quattro sì. Silvio è nervoso. Sua moglie Veronica, insensibile alle ragioni del partito di famiglia, si è manifestata apertamente: vado al seggio e voto sì. Sconcerto. Disorientamento.

I soli a non avere dubbi sono quelli dell’Udc e quelli della Lega: compattamente ostili all’utilizzo dell’embrione, che non è una cosa bensì qualcuno da rispettare al pari di un individuo.

Entrambi i poli attendono con impazienza domenica sera, quando si avranno le percentuali di affluenza. Se la cifra fosse intorno al 40 per cento (secondo le speranze dei radicali e soci) anche i tiepidi potrebbero scaldarsi e correre, il lunedì, a fissare sulla scheda la loro opinione in una materia oggettivamente ostica. E’ quanto temono i cattolici, i quali sono consapevoli che in caso di raggiungimento del quorum (50 zero virgola) vincerebbero gli abrogazionisti.

Nell’incertezza, il clima si va riscaldando. Questioni di coscienza e di convenienza si mescolano. Interessi politici e personali si intrecciano. Ch l’avrebbe detto? Perfino i giornalisti del Corriere della Sera, tradizionalmente compatti, si sono divisi: da un canto i freddini, e dall’altro i laiconi. Un gruppo di 160 redattori ha sottoscritto un documento in cui si rivendica la laicità del Corrierone e ribadisce la necessità di sostenere il sì. Però Paolo Mieli, direttore bis, è inflessibile: linea bipartisan, un giorno si dà voce ai cattoqualcosa e il giorno appresso ai loro avversari. Qualunque cosa faccia, un direttore è un fesso agli occhi di chi non la pensa come lui.

L’Italia è divisa in due tronconi, come ai tempi dei referendum su divorzio e aborto. Allora vinsero i progressisti, piuttosto agevolmente; ora la battaglia è aperta a qualsiasi risultato. Tutto si gioca sul filo del quorum.

Si litiga in famiglia, tra moglie e marito, e si litiga nei partiti. E in atto un rimescolamento di posizioni che nessuno sospettava potesse avvenire. E dire che il problema della fecondazione assistita riguarda una esigua minoranza. La stragrande maggioranza dei cittadini non rinuncerà mai alle antiche sane abitudini procreative: fare l’amore e infischiarsene degli embrioni, degli impianti, delle manipolazioni.

Probabilmente non ha torto Giuliano Ferrara quando afferma: qui si tratta di scegliere fra l’autorizzazione a “usare