Michele Ainis: Astensione, a ministri e prelati vietata la propaganda

Michele Ainis

Chi ha funzioni pubbliche e gli uomini di culto che invitano a non votare rischiano da 6 mesi a 3 anni. Da La Stampa

La norma – anzi la doppia norma – stava sotto gli occhi di tutti, come la Lettera rubata di Allan Poe. Si tratta di due leggi che puniscono la propaganda astensionista se fatta da persone che ricoprono un incarico pubblico o da ministri di culto. Qualcosa che in questi giorni sta avvenendo con frequenza sempre maggiore nell’approssimarsi della scadenza del voto referendario, ma che finora e stata rivendicata come un diritto. Invece, secondo la legge, andrebbe sanzionata. Tutti possono consultare il testo di queste leggi, visitando rispettivamente il sito della Camera (www.camera.it) e quello dei costituzionalisti (www.associazionedeicostituzionalisti.it).

Vediamo dunque insieme di che cosa si tratta. L’articolo 98 del testo unico delle leggi elettorali per la Camera afferma che chiunque sia investito di un potere, di un servizio o di una funzione pubblica, nonché «il ministro di qualsiasi culto», e punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni se induce gli elettori all’astensione. A sua volta, l’articolo 51 della legge che disciplina i referendum (la n. 352 del 1970) estende la sanzione prevista dal precedente articolo alla propaganda astensionistica nelle consultazioni referendarie.
Un problema – e che problema! – per i giuristi che avevano liquidato un pò frettolosamente la questione. Un problema doppio per chi lancia appelli all’astensione dall’alto d’una cattedra, o in qualità di sindaco, ministro, presidente di un istituzione pubblica, specie se elevata. Un problema triplo per le gerarchie ecclesiastiche, per i vescovi, per le migliaia di parroci.

E, naturalmente, ignorantia iuris non excusat. Le polemiche sull’astensione hanno accompagnato tutta la campagna referendaria e sono destinate a scaldarsi ancora. Ma stavolta non si tratta di una discussione: ci sono due leggi che parlano chiaro. E’ legittimo spendersi in favore del non voto? La questione ha innescato un diluvio di polemiche, talvolta al di sopra delle righe. Eppure l’opinione che accusa di scorrettezza costituzionale l’astensionismo “militante