La questione è lineare: la legge 40 del 2004, la legge che vogliamo cambiare profondamente con i quattro quesiti abrogativi, sancisce (cito letteralmente “la legge assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti compreso il concepito”, articolo 1, comma 1), un diritto soggettivo in capo all’embrione. I fautori dell’attuale testo (uno per tutti, il presidente del Senato), affermano che “l’embrione è una persona”.
Appare assolutamente ovvio che, se l’embrione è una persona, a maggior ragione lo è il feto. Quindi, affermando per legge quello che afferma il primo comma del primo articolo della legge 40, si mettono le basi giuridiche e logiche per attaccare alla radice la legge 194 e ritornare indietro rispetto alla legalizzazione dell’aborto, in caso di pericoli per la salute della donna. Qui, in tema di procreazione assistita, si vuole impedire alla donna di poter scegliere con ragionevolezza e razionalità, le possibilità di procreazione medicalmente assistita; lì, si vorrà impedire alla donna la scelta di una maternità responsabile. Il principio assolutamente analogo: annullare, come abbiamo detto, la capacità di scelta, anche morale, della donna. La donna sotto tiro, come sempre.
Ovviamente, oggi, in piena campagna referendaria, il fronte astensionistico, nega con decisione (dopo le prime gaffe rivelatrici di Maurizio Gasparri e di altri esponenti) la volontà di colpire la 194. Ma è solo tattica: gli astensionisti hanno paura della mobilitazione delle donne a difesa dei diritti civili: per la difesa della 194, scese in campo un’intera generazione di donne che non voleva più sottostare ad una cultura arretrata. Oggi gli antireferendari non vogliono una nuova mobilitazione.
Ma attenzione, ragazze! E’ tutta la tradizione liberale dei diritti civili che è in discussione: la legge 40 è solamente il primo passo. Una ulteriore prova? I progetti di controriforma dei consultori (anch’essi figli della stagione di mobilitazione per i diritti civili) annunciati dal neoministro della salute Francesco Storace, che già come Governatore del Lazio, si è messo in luce per le sue idee al riguardo. Insomma non illudiamoci: se la campagna astensionistica sul referendum del 12 e 13 giugno passerà, non finirà qui.