Papa Ratzinger non ha tardato a schierarsi. Domenica, a Bari, aveva parlato d’altro, dando così adito a qualche speranza: non pochi pensavano a una posizione meno decisamente schierata per l’astensione. A Bari si era parlato, in maniera abbastanza scontata, soltanto della sacralità della domenica. Ma l’appuntamento era soltanto rinviato. Eppure il papa avrebbe potuto ricordare la sacralità della vita fin dall’inizio, senza fare riferimento preciso ed esplicito al referendum italiano del 12 giugno. Poteva mantenere il suo discorso sul piano etico, senza intaccare quello direttamente politico.
Perché ha scelto, invece, un intervento diretto? Forse per non prendere le distanze dal suo vicario Ruini? Forse per partecipare in prima persona al ritorno del cattolicesimo italiano a quel protagonismo che sembrava in crisi negli ultimi anni di vita politica e sociale? Quel protagonismo che aveva avuto nella Dc uno strumento privilegiato e che, invece, negli anni del bipolarismo appariva in crisi? I vescovi lo avevano decisamente ripreso in mano, scegliendo la questione della fecondazione assistita come tema privilegiato, adatto a una posizione «bipartisan» che potesse abbracciare destra e sinistra. Con il sostegno, prima, di Giovanni Paolo II e, ora, di Benedetto XVI.
Con buona pace di tutti coloro, e sono stati molti, che hanno voluto vedere nei primi gesti del nuovo papa una sconfessione di quella rigidità che aveva caratterizzato il cardinale Ratzinger. Niente illusioni, dunque. E il riconoscimento della coerenza. Gli attacchi al relativismo che avevano caratterizzato il Ratzinger di prima, ora trovano conferma nel discorso sull’embrione e sulle sue sorti. E anche sul primato che il magistero vaticano, da un papa all’altro, attribuisce alle questioni riguardanti la fecondazione, il sesso, le nascite. Le altre questioni – pace, fame, aids, miseria. immigrazione, disoccupazione, ecc. — non sono dimenticate, ma possono attendere in panchina.
E così Benedetto XVI può affermare la stretta continuità con Giovanni Paolo Il. Mentre il cardinale Ruini, con l’appoggio del papa, può chiamare a raccolta tutta la chiesa italiana, soprattutto i «movimenti» che ne rappresentano i settori più giovani e impegnati. Da Comunione e liberazione ai focolarini, tutti per l’astensione il 12 giugno.
Questa operazione riuscirà? Il consenso dei cattolici sarà veramente totale come auspica la conferenza episcopale con l’avallo del papa?
Difficile dirlo, e per affermarlo non basterà certamente constatare l’eventuale non raggiungimento del quorum. Ben altri sono i criteri per giudicare il livello di religiosità dei cattolici italiani.