Quesiti, molti i disinformati Ma alla politica non dispiace

Dacia Maraini
Si avvicina il giorno del sì o del no, per le modifiche alla legge sulla fecondazione artificiale. Quello che sento in giro purtroppo è molto confuso e incerto. L’altro giorno dei ragazzi diciassettenni in una scuola mi hanno chiesto di dire il mio parere su questa questione e, interrogandoli a mia volta, mi sono accorta che non sapevano quasi niente ne della legge nè delle modifiche che il referendum dovrebbe sancire o abrogare. Un vero disastro. Di chi la colpa? Della scuola che si rifiuta di dare informazioni dettagliate? Della televisione che non sa comunicare coi giovanissimi su tali questioni di interesse pubblico? O della Chiesa che cerca di mantenere l’ignoranza per imporre i suoi principi? Certamente tutte queste cose messe insieme, ma anche direi il carattere criptico e poco democratico della nostra politica che sta diventando sempre più per addetti ai lavori, sia per linguaggio che per contenuti. Non c’è da stupirsi che i giovani guardino con sospetto verso i politici e verso tutto il mondo delle deleghe che pure sono importantissime per il funzionamento della democrazia. Il disamore deriva proprio da quel tipo di atteggiamento che hanno qualche volta anche i medici: «Pretenderesti forse di prendere delle decisioni importanti sul tuo fegato, sul tuo intestino quando io ne so tanto più di te? Fidati e lasciami lavorare! Non fare domande e non ti impicciare, al tuo corpo pensiamo noi e vedrai che ne uscirai contento». Ma guarda caso, quel fegato e quell’intestino appartengono al malato che li conosce spesso meglio del medico, perché ci ha convissuto per anni e ritiene che sia importante partecipare a scelte che determineranno il futuro del suo corpo.

La democrazia non consiste proprio in questo? Dare strumenti ai cittadini, colti e non colti, perché imparino a giudicare e capire, delegando poi con conoscenza di causa? Solo i regimi dittatoriali, religiosi o militari che siano, si arrogano il diritto di prendere in carica ogni scelta della vita privata e pubblica del cittadino. Il paziente — cui è chiesto in effetti solo di pazientare — deve adeguarsi alle regole, seguire le decisioni prese da altri, ubbidire ciecamente (ovvero senza mai sottoporre al vaglio della critica ciò che gli viene chiesto) e affidarsi, mani e piedi legati, all’Autorità in quanto tale. Anche nel caso della fecondazione assistita, ecco che assistiamo a tutto un moto di offuscamento affinchè le persone capiscano il meno possibile. Le spiegazioni chiare sono bandite, la logica murata, gli interessi veri ottenebrati. Così succede che se la persona non si mette al cnrrente coi suoi mezzi, rimane nell’incertezza e nella confusione. Fare una legge che toglie a tutti ma soprattutto alle cittadine italiane la possibilità di scegliere liberamente è già un’infamia, ma opporsi a che questa legge sia modificata, su richiesta di tantissime persone, in seguito ad una protesta che ha toccato l’intera società italiana con un moto spontaneo e trasversale ai partiti politici, credo sia il massimo della prepotenza. C’e da chiedersi se siamo davvero un Paese democratico. E’ chiaro che una parte della Chiesa, la più retriva, vuole influire, comandare, determinare le scelte dei liberi cittadini di un Paese che si vuole democratico e laico per Costituzione. Ciò e comprensibile anche se illecito. Ma che i politici, che hanno giurato fedeltà a questa Repubblica, ne favoriscano i disegni, è incomprensibile e assolutamente sleale.