Perchè essere suora non significa non essere cittadini.«Infatti», risponde con un sorriso, «il referendum è uno strumento democratico che non va sprecato». Ma comprensibilmente non vuole dire cosa voterà. Lo dichiara apertamente, invece, Maria Caterina Cifatte, torinese dei “Gruppi di donne della comunità di base!, che tempo fa avevano pubblicato su Liberazione un documento contro l’astensionismo e l’autoritarismo delle gerarchie cattoliche: «Personalmente esprimerò 4 sì . Avevo qualche dubbio sull’eterologa (ricorso a spermatozoi o ovociti di donatori sconosciuti), ma poi ho riflettuto: la famiglia oggi è cambiata rispetto al passato, i ragazzi sono capaci e disponibili ad un rapporto maturo con un figlio che non sia biologicamente il loro», dice, citando la sua esperienza di mamma.
«La legge 40 ci riguarda tutti da vicino e non è giusto che i cittadini accettino passivamente gli scntri ideologici tra chi considera l’embrione un essere umano e chi no», prosegue Cifatte. «E poi questa legge dettaglia delle scelte troppo personali, avremmo preferito una normativa più leggera», continua. «E non considero giusto equiparare i diritti dell’embrione e quelli della madre e del padre, senza priorità. Di questo passo si metterà in discussione il diritto all’aborto». Un atteggiamento sommesso «anche perchè sono questioni molto personali» è quello della giornalista Rai Gabriella Caramore, curatrice e conduttrice del programma di intercultura religiosa “Uomini e Profeti” su Radio 3, nonchè firmataria dell’appello Adista: «Non so cosa voterò, ma andrò a votare» esordice. «Una legge così dura e pesante va perlomeno ridiscussa».
Tra i sottoscrittori dell’appello per l’astensione del comitato “Scienza e Vita” ci sono anche le Acli (Associazioni cattoliche dei Lavoratori Italiani). «La vita non è un referendum» è il titolo dell’editoriale del presidente Bobba. Ma c’è anche qui chi dissente apertamente. Si tratta di uno dei dirigenti Fabio Protasoni: «Io andrò a votare perchè col referendum si fa una domanda ai cittadini e io a quella domanda voglio rispondere». Protasoni poi chiarisce che non avrebbe mai voluto che si arrivasse al referendum, «perchè è la politica che deve trovare le risposte, ma evidentemente questo governo di centrodestra non ha saputo, forse per mero calcolo elettorale, trovarle».
A prendersela direttamente con la campagna di “Scienza e Vita” e con i volantini distribuiti in tutte le parrocchie italiane con lo slogan “La vita non si mette ai voti” è don Albino Bizzotto dei “Beati costruttori di pace”: «Hanno un modo di porsi che è irrispettoso verso la realtà», si indigna. «Perchè qui ai voti non è la vita, è la legge 40». Gli dà man forte Lisa Clark, anche lei tra i “portavoce” dei “Beati”: «Io non voto perchè sono cittadina statunitense, ma voterei 4 sì. Ad ogni modo da credente mi scandalizzo perchè considerano credenti poco maturi per andare a votare». Clark ammette che i quesiti non sono semplici ma ci sarebbe bisogno di un dibattito più profondo. Che non c’è. «Sono arrabbiata anche in quanto donna e non son l’unica. Sono solo gli uomini a parlare e la discussione è ormai lontana dai valori intimi del corpo femminile».
E poi c’è chi come don Tonio Dall’Olio di “Pax Christi”, preferisce non entrare nella polemica: «C’è un dibattito in corso. Per ora non abbiamo una linea». Sibillina anche l'”Agesci”, associazione guide e scout cattolici italiani. Non hanno aderito al comitato di “Scienza e Vita” ma allo stesso tempo si proclamano «contro le ipotesi di modifica della legge 40». Un modo come un altro per dare un messaggio molto chiaro: questa leggew ci piace ma i vescovi ci lascino almeno la libertà di andarlo a dire nelle urne. Insomma, le voci di dissenzo che si levano dall’ampio circolo del mondo cattolico sono voci di rottura, ma ugualmente chiedono più democrazia e più partecipazione nelle questioni morali della Chiesa. Un dibattito che si fa aperto e vivace.