Legge sulla fecondazione. Triplicati i viaggi all’estero delle coppie italiane

Non ha confini il desiderio di un figlio. In un anno 3.610 italiani sono andati all’estero per sottoporsi a tecniche di fecondazione artificiale vietate dalla nostra legge, tre volte di più rispetto a un anno e mezzo fa. Bussano alla porta soprattutto di centri spagnoli, greci, svizzeri. Trovano un’accoglienza speciale: interprete, convenzione col vicino albergo, facilitazioni, buoni pasto. A Valencia, fuori dell’aeroporto, c’è perfino un cartello: « Benvenuti, siamo l’organizzazione che richiama il maggior numero di visitatori » , firmato una nota clinica della fertilità. « Il turismo del diritto ha superato quello del divertimento » , insiste amaro Carlo Flamigni, commentando la prima ricerca sistematica sull’esodo procreativo.

È « alquanto discutibile » il fenomeno dei viaggi della procreazione secondo Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita: « Siamo avvezzi alle cifre gonfiate. Ricordiamoci delle invenzioni sugli aborti clandestini. Non c’è nessun allarme, non è vero che c’è stata una contrazione di nascite in Italia, con la provetta. Quindi non è vero che si fugge all’estero » . I dati sono stati raccolti dall’Osservatorio nato su iniziativa del Cecos. I numeri riguardano 53 centri prevalentemente europei, ma anche americani. In testa alla classifica dei Paesi più « amati » dalle coppie sterili c’è la Spagna che riceve il 26% del flusso: Barcellona e Valencia le città più gettonate. La Svizzera continua ad assistere al già sostenuto andirivieni di nostri connazionali ( 30% del totale), specie il Canton Ticino.

Le alternative sono il Belgio, con Bruxelles, la Slovenia, dove molte cliniche si stanno organizzando con nuove tecniche, anche con la collaborazione di nostri medici. E poi la Grecia, seguita da Israele, con prezzi stratosferici, Gran Bretagna e Stati Uniti. Alle coppie non importa se i prezzi sono raddoppiati. Partono per congelare embrioni o ricevere la donazione di ovociti e spermatozoi ( fecondazione eterologa). I genitori portatori di malattie genetiche emigrano per sottoporsi alla diagnosi preimpianto e successiva selezione degli embrioni, per prevenire la nascita di figli malati. Da noi si moltiplicano le sentenza negative del Tar sui ricorsi alle linee guida della legge. Ieri l’ultima, il tribunale del Lazio ha detto no a due siciliani con talassodrepanocitosi che chiedevano di poter fare la selezione.

Pochi giorni prima il no a Roberta e al marito, con distrofia di Duchenne. « Qui si rischia il darwinismo sociale basato su soldi e conoscenza delle opportunità scientifiche » , conia un nuovo termine Cinzia Caporale, presidente del Comitato di bioetica dell’Unesco, da ieri in sciopero della fame per sostenere il sì. « Ormai si deve parlare di ” esterologa” — aggiunge il presidente dell’Osservatorio del turismo procreativo, Andrea Borini — . Fenomeno a discapito della sicurezza. In Italia tutto era controllato, ora le garanzie non ci sono sempre » . In 3.600 hanno scelto i centri dove sono possibili le tecniche vietate nel nostro Paese.