Fino a venerdì, lo strappo di Rutelli e la campagna referendaria della Quercia erano legate da una semplice coincidenza: proprio nel momento in cui l’assemblea federale di Dl votava a la mozione rutellian-mariniana, nel Botteghino era in corso un consiglio nazionale ad hoc sul rush finale per raggiungere il quorum. Il punto segnato da Rutelli, invece, potrebbe cambiare le carte in tavola. Per dirla con un esponente diessino, «paradossalmente, la mazzata sulla Fed potrebbe persino agevolare la difficilissima corsa al quorum o, per rimanere con i piedi per terra, l’avvicinarsi il più possibile all’obiettivo». Anche se off the record, più d’uno ammette «che non solo lo smarcamento di Rutelli dalla lista unitaria, ma soprattutto l’intervento pro-astensione di De Mita toglie ogni residuo velo di imbarazzo, anche se ben mistificato, che i Ds hanno tenuto nei confronti della scalata al quorum». In realtà, quello che per la Quercia – soprattutto nei primi tempi della raccolta delle firme – sembrava un fardello, adesso può trasformarsi in una ghiottissima occasione per regolare la partita interna aperta da Rutelli proprio sul terreno dell’«egemonia» diessina all’interno della Fed.
Anche se dal Botteghino nessuno vuol sentire parlare di “rivalsa”, né tantomeno tornare riaprire la questione dell’egemonia (soprattutto in vista dell’Ufficio di presidenza della Fed,in programma domani): «Qui c’è in gioco la salute delle donne e il futuro della ricerca. Non possiamo affrontare questa sfida, che combattiamo mobilitando le sezioni dei piccoli paesi contro i parrcci che invitano a non votare, alla dimensione politicista dello scontro con Rutelli. Ceno, tutti noi, Fassino compreso, sappiamo bene che tipo di effetti potrebbe avere, soprattutto per il nostro partito, la vittoria del referendum». D’altronde, per quanto “atipico”, l’appuntamento del 12 e 13 giugno sarà una delle poche occasioni, forse l’unica prima dell’ormai certa sfida al proporzionale nel 2006, per lanciare il guanto di sfida ai centristi DL
Qualcuno suggerisce che un ruolo forse decisivo potrebbero giocarlo le aspettative elettorali sul 12 e 13 giugno. «La partita del quorum è tutt’altro che vinta. Ma se i sondaggi dovessero confermare il trend in continua ascesa dei votanti, anche tra i prodiani, visto e considerato che la stragrande maggioranza di loro ha fatto sapere che andrà alle urne, la possibile appropriazione di una fetta della possibile vittoria potrebbe fare gola, ora più che mai».
Soprattutto in casa referendaria, in questi giorni, qualcuno ha prestato particolare attenzione all’autoconvocazione del popolo prodiano già annunciata per il 17 giugno. «Sarebbe una grande occasione. Soprattutto se Prodi decidesse di tornare più incisivamente sull’argomento, anche soltanto per ribadire quello che in realtà ha già detto a chiare lettere». Cioè che da”cattolico adulto” non mancherà l’appuntamento con le urne. «D’altronde – prosegue la voce – il Professore ha bisogno della gente. Rimane da vedere quanto la gente si dimostrerà affezionata a questa battaglia». Resta inteso che, almeno pubblicamente, nessuno può pretendere un ulteriore intervento del Professore in materia.
A più riprese, anche i più accaniti referendari (eccezion fatta per Marco Pannella, of course) hanno detto all’unisono che dopo l’annuncio del cattolico adulto, Prodi proprio non si può chiedere di più.
Tra i prodiani di stretta osservanza, nessuno vede all’orizzonte un’ulteriore scesa in campo del Professore. «Non è nel dna di Prodi, sovrapporre la partita contro Rutelli con una possibile rivincita proprio su un tema come la fecondazione assistita.Anche tra gli ulivisti il tema è profondamente divisorio». E poi, aggiungono, «sarebbe un ulteriore elemento di confusione e divisione. L’imminente uflicializzazione del non voto da parte di Rutelli, a pochi giorni dell’assemblea federale, marcherebbe ancor di più il divario intemo alla Margherita». Intanto, Beppe Fioroni, mariniano e astensionista, si scaglia contro «Boselli e i ds che ritengono lo schieramento di Rutelli per l’astensione un errore che danneggia l’Ulivo. Vorrei ricordare loro che il programma dell’ulivo nel 2001 e le regole della Fed impongono sul tema la libertà di coscienza. Loro hanno schierato i partiti, infrangendo le regole».