Il 43% degli italiani ha detto che andrà a votare, ma sono ancora tantissimi quelli che sanno poco e addirittura nulla dei quesiti referendari sulla fecondazione assistita. Perché? Perché gli italiani non amano molto leggere i quotidiani, mentre adorano passare ore e ore davanti alla tv. Che su questo argomento dice davvero poco, oppure lo fa negli orari in cui di solito gli aventi diritto al voto o lavorano o dormono. A sollevare la questione ieri è stata Giovanna Melandri, deputata Ds, che si è detta «sorpresa» delI’«elevato numero di convinzioni errate che molti italiani coltivano sul tema della procreazione medicalmente assistita». C’è chi pensa che la fecondazione eterologa, ad esempio, voglia dire affitto in utero e non donazione di gameti femminili o maschili. In attesa di un nsveglio dell’emittenza tv, intanto il Comitato per i Sì ha attivato un centro d’ascolto che ogni giorno monitora tutto ciò che la tv dice o non dice sul tema, mentre martedì, forse, nella prossima seduta della Commissione di vigilanza, dovrebbero essere pronti i primi dati del monitoraggio Rai su come il servizio pubblico si sta comportando. Osserva Lanfranco Turci, tesoriere del Comitato per i Sì: «Finalmente le tv si sono messe in moto, ma d’altra parte non potevano più tacere. Abbiamo faticosano gli spazi di informazione e dibattito, oltre che quelli riservati alle tribune referendarie». Nelle scorse settimane i Radicali hanno denunciato la scarsa programmazione di Mediaset: sette ore in oltre un mese di campagna refcrendaria., spesso relegate o la mattina molto presto o la sera molto tardi. Il capogruppo Ds in commissione vigilanza Rai, Giuseppe Giulietti, dice: “Per ora, salvo alcune eccezioni, perché non si può generalizzare, sia sulle reti Rai che su Mediaset, La7, e Sky, l’informazione è a chiazze di leopardo. Complessivamente la tv sembra aver scelto la linea del basso profilo, dell’oscuramento o del trasferimento nelle fasce orarie meno appetibili». Tutta altra storia rispetto a quando il servizio pubblico «volle fare della giornata sulle Foibe un grande evento: fece di tutto, dal dibattito alla fiction. I referendum è stato deciso che non sono un evento».
Giulietti nei giorni scorsi è intervenuto anche su un altro aspetto: «Gli spazi televisivi vanno divisi tra i comitati per il Sì e quelli per il No, l’astensione va compresa negli spazi del No», Perché il rischio è che in qualche trasmissione gli astensionisti vengano considerati una terza frontiera degna di uno spazio ulteriore. Intanto domani si riunisce il Consiglio nazionale Ds dedicato al referendum. I radicali hanno inviato una lettera a Fassino, invitandolo ad abbandonare la «prudenza» e a impegnarsi uncora più a fondo per la campagna.